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L'Orchestraccia e il mito di Califano

Il 17 gennaio al Teatro D'Annunzio di Latina arriva ‘Bar Califfo’. Conidi: "Il mio particolare rapporto con Latina"

L'Orchestraccia e il mito di Califano

Un gruppo musicale in cui confluiscono da 15 anni variegati artisti tra cantautori, musicisti ed attori, creando una meravigliosa policromia di suoni popolari che, da Roma, ha conquistato tutta l’Italia. L’Orchestraccia, formazione capeggiata dal leader Marco Conidi, è attesa il 17 gennaio al Teatro D'Annunzio di Latina con lo spettacolo ‘Bar Califfo’. La data, organizzata da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci con la produzione è di Fabio Censi, è dedicata alle intramontabile melodie di Franco Califano. «Io in particolare ho un rapporto molto personale con Latina -  ci svela Marco Conidi al telefono - già dall'inizio della mia carriera, perché le radio e i concerti nella provincia pontina sono stati fra i primi posti dove suonavano le mie canzoni. Poi sono arrivati i vari Sanremo e tutte le affermazioni, quindi ho un debito di riconoscenza proprio verso il vostro pubblico che m’accompagna dall’inizio del mio percorso. Con l’Orchestraccia c'è stata sempre la stessa accoglienza, quindi è un po’ come tornare in quei posti dove sei stato amato e perciò senti una gratitudine mista al senso di responsabilità nel dare sempre uno spettacolo che la gente merita».


Come vi è venuta l’idea di uno spettacolo su Califano ambientato in un bar?

«Innanzitutto ci piaceva omaggiare il Califfo perché nessuno di noi ha avuto rapporti diretti con lui. Dopo la sua morte sono diventati tutti quanti eredi, discepoli, testimonial, tutti molto amici suoi. Io personalmente non ho avuto questo onore, anche se ho vinto un Premio Califano al quale tengo moltissimo, ma noi dell’Orchestraccia siamo tutti suoi fan, questo ci ha permesso di avere un occhio e un orecchio molto più distaccato e al tempo stesso obiettivo. Poi le sue canzoni si prestano moltissimo ad essere ‘orchestracciate’, nel senso che non volevamo fare una cover band, l’idea di base era che le canzoni si dovessero prestare a una sorta di nostro suono e alla mia voce, che non imita quella di Califano. Il risultato è molto bello, non facciamo il teatro canzone che lascio a esempi più alti come Gaber, Dario Fo ed altri, però ci piace specialmente a teatro contestualizzare i nostri concerti all’interno di una trama.

È una formula innovativa che facciamo da anni, credo solo noi dell’Orchestraccia, è un modo per dare sempre qualche cosa in più allo spettacolo. Ed essendo una banda di cialtroni, la natura popolare ci porta a stare molto spesso in posti come trattorie, bar, osterie e locande, dove poi in realtà l'Orchestraccia è nata, cresciuta e si è formata. Nel contesto del ‘Bar Califfo’, che già suona bene come titolo, si nascondono dei millantatori che dicono di aver avuto rapporti diretti con Califano, come chi gli ha insegnato tutto sulle donne, chi è stato il suo autista, ma in realtà è tutto finto e avvolto in un’atmosfera da bar anni ‘70, come se fosse uno sfondo di ‘Romanzo Criminale’ o un film di Maurizio Merli e Franco Gasparri, che consuma la storia di queste persone belle, delicate, romantiche con Gabriele Linari che fa il giornalista venuto a intervistare questo mondo fermo.

Prendiamo esempio da Califano anche per raccontare un’Italia commossa, toccante, familiare, è un elogio della lentezza, di quelle cose fatte del sugo della domenica e delle abitudini di stare in famiglia, di cui quelle canzoni hanno ancora un sapore molto forte. La vostra anima popolare romana ben si confà all'universo poetico di Franco Califano. Noi siamo partiti da Roma, ormai suoniamo il folk rock nostro sia nei brani originali, ma anche il folk rock di tutta Italia. Abbiamo portato questa dimensione sonora in tutta la nazione. L’Italia è un’enorme lunga canzone d'amore molto unita, le differenze servono solo per migliorarci. E il linguaggio dialettale, io conduco anche la trasmissione sulla Rai ‘Musica mia’, giunta alla seconda edizione, proprio alla ricerca di questi suoni del territorio, perché si scopre sempre di più che innanzitutto il dialetto e la natura popolare delle cose sono l’aspetto più rivoluzionario in questo momento nel mondo della musica.


Tra le tante, c’è qualche canzone di Califano che le piace particolarmente?
«C’è un’emozione di fondo che mi intenerisce in tutto il percorso di Califano autore, in un momento attuale in cui la musica si consuma a colpi di TikTok, di reel di secondi, di canzoni con l’algoritmo. Lui è uno che descriveva la sua vita e le esperienze con un principio che per me fa sì che le canzoni durino per anni: la necessità di scriverle, non c'è un solo verso in tutti i testi di Califano che sia buttato lì a caso. Tra le mie preferite sicuramente c'è ‘Io non piango’, ‘L'ultimo amico va via’, ma anche una che non è tra le più conosciute, ‘Buio e Luna piena’, che amo particolarmente perché mi ricorda tanto la mia infanzia e quella di molti miei amici». Biglietti in vendita su TicketOne.

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