Due mani sul Mondo, su tutto ciò che di più bello ci possa essere. Ad iniziare da una figlia meravigliosa e finendo con i colori della storia. Il bianco e il nero della squadra più forte, l'azzurro di una Nazionale persa e ritrovata più volte. Mattia Perin ha scelto noi di Latina Oggi per raccontarsi. Oggi in previsione di domani. In una ipotetica fettuccia tra presente ed immediato futuro.
Mattia, da dove vogliamo iniziare?
«Fate voi, sono pronto».
Parliamo di Juventus?
«Di mercato preferire non parlare».
Però ne parla il mondo intero. Il prossimo vestito sarà a strisce bianco e nere.
«Il fatto che la Juventus mi cerchi e mi voglia è un qualcosa che mi rende particolarmente felice: chi, al posto mio, non lo sarebbe?».
Anche perchè a questo punto il desiderio di bambino che gioca nel campetto sotto casa in Q4 potrebbe avverarsi.
«Il mio sogno è vincere la Champions League. Mi auguro un giorno di riuscirci».
Intanto è arrivata Vittoria.
«Altro che Champions League, è la mia vita. Lei come la mia compagna Giorgia e la mia famiglia: papà, mamma e sorella».
E Giorgia?
«Una donna meravigliosa, una grande donna. Mi supporta e sopporta dalla mattina alla sera e farlo con uno come me, un rompi..., non è impresa facile, tutt'altro».
Come non è lo stato rialzarsi dopo due operazioni al ginocchio.
«La vita ti dà e ti leva, devi essere bravo tu a gestire nella maniera migliore ogni singola situazione».
E quindi?
«Oggi mi sento un uomo diverso, che ha dentro di se valori importanti, ad iniziare da quelli della famiglia. Mi sono rialzato ed ho voglia di migliorarmi, giorno dopo giorno».
E il campetto in Q4?
«Un ricordo indelebile. Le origini rappresentano, almeno per me, il nettare della vita. Non ho dimenticato nulla, non lo farei mai. Sono gli affetti veri che alla fine restano, il resto passa, bello o brutto che sia».
Gino Bondioli e Alberto Pizzi?
«Due persone di vitale importanza per la mia crescita calcistica. Persone alle quali dirò sempre grazie per quello che hanno fatto per me. Come Romano Di Manno, un uomo che purtroppo non c'è più, ma che sarà per sempre nel mio cuore».
Latina e il Latina?
«Speciali».
Anche in serie D?
«Sempre e comunque. Purtroppo i quattro anni di serie B sono stati una cometa ed è un peccato mortale che questa benedetta città, che io amo da morire, si disinnamori così in fretta. Ricordo quando nel 2000 e 2001 andavo allo stadio con mio padre: c'era più gente allora che nell'ultimo anno di B e oggi. Perchè, mi chiedo. Oggi abbiamo perso una generazione di ragazzi, che avrebbero potuto scegliere il Latina come la loro squadra del cuore e che invece si sono allontanati da questo affetto. Oggi lo stadio è un qualcosa che non si può vedere. E' arrivato il momento che la città s'interroghi, capisca cosa realmente vuole. Il calcio è vita e passione ovunque. Perchè non deve essere la stessa cosa nella mia città?».