Con i se e con i ma, non si va da nessuna parte: perfetto. Restano, comunque, sinonimi di dubbio, che da sempre aleggia nella mente di ognuno di noi, trovando rifugio nella "pancia" del pensare e capire. Se non altro perché anche lo scontato, un attimo dopo, può risultare noioso e inutile. Il personaggio del nostro racconto ha sempre bussato alla "pancia" del pensiero altrui, chiedendo permesso. Raccontando lo sport con l'abilità di chi sa vestire a meraviglia l'abito del protagonista. All'imbrunire, tutto questo, risulterà più gradevole grazie al "suo" credo controfattuale. Dolce quanto basta per solleticare il palato fine di chi sa apprezzare.
Federico Buffa al Circeo Park Hotel per "Incontri all'imbrunire": domani alle 19, tanta roba. A disposizione del cliente esigente.
Senza una scaletta ben precisa, perché l'arte del raccontare, anche e soprattutto di sport, non può essere ingabbiata. Come a dire: "Senti Maradona, coprimi quel fazzoletto di campo": sacrilegio!
«Dietro ogni angolo c'è una storia da raccontare. Fatta di momenti, di date, di numeri, di quello che poteva essere e non è stato e di quello che in realtà ha prodotto. Storie che hanno fatto grande lo sport, i loro interpreti, trovando rifugio in pagine indelebili per nulla impolverate».
Come quelle scritte da Muhammad Ali?
«Lo sento mio più di ogni altro personaggio che ho avuto il piacere di raccontare. Le sue scelte, il suo dire, hanno influenzato un secolo di vita. Mai banale, sapeva regalarti titoli da prima pagina anche quando non parlava: bastava che ti guardasse negli occhi. Ha rivoltato l'immagine dell'afroamericano nel mondo, regalando forza e speranza. Alì ha fatto la storia per 50anni ed oltre. Dentro e fuori dal ring».
Proviamo a fare un podio di sempre?
«Lui è sul gradino più alto».
Poi?
«Nadia Comaneci e Michael Phelps».