Una battaglia infinita quella tra Claudio Gavillucci e l'Associazione Italiana Arbitri. Nonostante l'esito positivo del ricorso presentato alla Corte Federale d'Appello contro la decisione di "dismetterlo" dalla Can- A (quella elite di arbitri che possono dirigere le partite della massima serie), l'arbitro della sezione di Latina non è stato convocato al prossimo raduno tecnico nazionale. In barba ad una sentenza storica che parla chiaro e che ribalta di fatto la decisione presa dal Tribunale Federele riammettendo, di fatto, Gavillucci nel novero dei fischietti della Can-A, l'Aia ha cominciato il suo prevedibilissimo braccio di ferro negando al pontino la convocazione al prossimo raduno di formazione che doveva concretizzarsi entro il 31 gennaio. Pronta, a difesa dei diritti del proprio assistito, è arrivata una diffida firmata dai legali Ciotti e Guidi indirizzata ai vertici AIA in cui si argomenta come questa mancata convocazione rappresenti una violazione alle decisioni della Corte Federale oltre che un danno per Gavillucci.
«Nonostante comunicazioni telefoniche e telematiche, tese a sollecitare la delibera con cui si attesti la formale reintegrazione di Claudio Gavillucci - si legge - il responsabile dell'Organo Tecnico di riferimento non ha inteso procedere alla convocazione adducendo una motivazione apparente e priva di sostegno regolamentare».
In pratica, sostengono gli avvocati, Gavillucci non sarebbe stato chiamato perché, parole evidentemente riferite dal responsabile Rizzoli, mancano le certificazioni mediche. Una tesi che i legali smontano punto per punto, sottolineando innanzitutto come Gavillucci sia in possesso dei certificati medici necessari (in effetti ha continuato ad arbitrare durante questo periodo anche se in categorie giovanili) e poi come nessuna norma del regolamento parli della necessità di avere una ulteriore visita media (già in programma come disposto dall'Aia per il reintegro) se si parla di un semplice raduno di formazione tecnica. In pratica, ci si domanda come mai sia possibile una tale richiesta se bisognerà stare semplicemente seduti dietro ad una scrivania. Pare evidente, quindi, una volontà da parte dell'Aia di mettere il più possibile il bastone fra le ruote e cercare di ritardare il rientro di Gavillucci nel novero degli arbitri della Can-A. Cosa che, però, dovrà necessariamente avvenire vista una sentenza che parla chiaro, quella della Corte Federale di cui ieri tra l'altro sono state rese note le motivazioni con le quali l'Aia potrà impugnare la decisione portando la questione al Collegio di Garanzia.
Le motivazioni
Nella nota lunghissima apparsa ieri nella sezione comunicati della Figc, la Corte Federale d'Appello ha reso noto i motivi della sentenza con la quale è stata annullata la decisione dell'Aia, prima, e del Tribunale Federale cui si era rivolto Gavillucci nel primo grado di giudizio. Per farla breve, la CFA ha dato ragione all'arbitro di Latina accogliendo uno solo dei quattro punti con cui ci si appellava alla sentenza del TFN, quello in cui si parla di una mancanza di criteri chiari e più oggettivi possibili con cui gli arbitri vengono giudicati di partita in partita. Sentenza a suo modo epocale, che potrebbe essere il presupposto ad un cambiamento delle modalità con cui l'Aia opera le proprie scelte. Una "battaglia" per la trasparenza necessaria per rendere il calcio italiano un po' più attendibile, con la speranza che a pagare non sia Claudio Gavillucci da Latina.