Oltre trecentosessanta panchine con il Latina. Senza contare Coppa Italia e settore giovanile. Numeri importanti di una carriera a tinte nerazzurre. Perchè Latina, come ama affermare ora, è sta la sua vita, ma Aprilia rappresenta una casa accogliente dove è piacevole abitare. Giancarlo Sibilia, oggi Responsabile dell'Area Tecnica del settore giovanile delle "rondinelle" biancocelesti e un derby, quello di domenica al "Quinto Ricci", che forse non avrebbe mai voluto vivere, ma che... «l'Aprilia, alla fine, riuscirà a vincere. Perchè la squadra sta bene, ha voglia di centrare i play off, vuole insomma regalarsi una domenica di passione».
E il Latina?
«Vista da fuori, da addetto ai lavori, è purtroppo una delusione. In questi due anni non ha saputo costruire nulla ed oggi si ritrova a navigare in una posizione di classifica che non è né carne, né pesce. Per non parlare del settore giovanile, praticamente inesistente».
Sibilia non poteva tornare utile?
«Questa è una domanda che dovreste girare all'attuale presidente o a chi ha rimesso in piedi la società dopo il fallimento».
Colpa del suo legame con il passato e con l'ex presidente Pasquale Maietta?
«Non lo so, sta di fatto che non mi hanno voluto ed io sono emigrato in altri lidi ed oggi sto bene, sono felice ed appagato».
Ad Aprilia dove c'è un presidente che ti stima moltissimo.
«Ho un ottimo rapporto con lui, peccato che a Latina non abbiano capito di che pasta è fatto. Quello che sta facendo ad Aprilia, avrebbe potuto farlo anche a Latina. E' una persona che ama il calcio e apprezza chi lavora in un certo modo. I risultati, alla fine, gli daranno ragione».
Come vivrà Giancarlo Sibilia questo derby?
«Da professionista quale mi ritengo. Mi è già capitato di affrontare il Latina da avversario e questo problema, nel rispetto delle parti ovviamente, non me lo sono mai posto. Amo Latina, è la mia città. Ho un rapporto splendido con i tifosi e la gente, ma la mia vita professionale, ora, è con l'Aprilia e sono felice dove sono, molto felice».
Quando pensi alle tue 369 panchine e più, cosa ti viene in mente?
«Una vita con il Latina. Ricordi bellissimi, altri forse un po' meno. Il legame con la gente, con i tifosi, con grandi persone. Una piazza che avrebbe potuto e dovuto avere di più dal calcio, nonostante i quattro anni in serie B».
E' durato poco quel momento.
«Purtroppo no, ma resto dell'idea che con un po' di buona volontà, con le persone giuste, con gente che ama la città ed è legata a Latina, questi momenti potrebbero tornare».
Sarà dura fare il tifo per l'Aprilia contro un pezzo molto importante della sua vita professionale?
«Ripeto, sono un professionista e al di là dei sentimenti, che non tramonteranno mai, ora lavoro per l'Aprilia e spero che faccia tanta strada. Il fatto di aver lanciato diversi giovani in prima squadra, mi riempie d'orgoglio. Vuol dire che qualcosa di buono sto facendo e la stima della società mi aiuta ad andare avanti nel migliore dei modi».