Il fatto
03.02.2026 - 08:30
Sabato mattina, niente scuola, una bella giornata di sole: tutto quello di cui c’è bisogno affinché una ragazza appena ventenne prenda il suo monopattino per una passeggiata in città. Tanti buoni propositi, più di un’idea su come trascorrere il proprio tempo libero, accantonando per qualche ora il “dovere” dello studio, i libri possono attendere. Sono le 10, minuto più minuto meno: da lì a breve tutto cambierà. Il dramma è dietro l’angolo, il pericolo corre lungo la carreggiata.
Lei, studentessa al quinto anno di Liceo Artistico, percorre via Ezio e davanti a sé incontra uno dei tanti percorsi a ostacoli che popolano le strade di Latina, buche di qua, buche di là. Un tragitto di routine nel cuore della città che si trasforma in incubo quando svolta in via Terenzio, dove non riesce a schivare l’ostacolo più pericoloso: una piccola buchetta, di dimensioni ridotte, apparentemente quasi innocua, ma profonda quanto basta per trasformarla in una trappola. E’ lì che inizia l’incubo.
La ruota anteriore del monopattino si pianta nella buca, la ragazza perde il controllo del mezzo e vola sull’asfalto. Le sue urla squarciano la tranquillità del quartiere. Scene di panico, il primo soccorso arriva dai passanti del momento, la gravità del danno è subito chiara: non serve essere laureati in medicina per intuirlo. Sul posto gli operatori del 118, immediato il trasporto in ospedale. L’arrivo in Pronto Soccorso: “priorità Emergenza 1”. Accesso diretto nella sala rossa, senza transitare in triage per la valutazione. La diagnosi? Frattura scomposta esposta dell’arto inferiore sinistro (emergenza medica grave in cui l’osso fratturato non è allineato e lacera la cute, fuoriuscendo o esponendosi all'esterno). «I medici, dopo averla visitata in ospedale, avevano paventato il rischio che potesse perdere il piede, con possibilità di amputazione”, hanno raccontato i genitori.
Operata d’urgenza, due ore circa di intervento. Ma non è bastato ad allineare l’osso fratturato. Di nuovo sotto i ferri, per altre tre ore.
La giovane del capoluogo è ancora ricoverata al Goretti (da quel drammatico sabato sono trascorsi una quindicina di giorni).
L’ultimo referto medico parla di articolazioni ripristinate. L’arto è salvo, la speranza è che possa riacquistare del tutto l’efficienza, e poter camminare come prima. Difficilmente, però, la giovane potrà dedicarsi ancora alla sua passione, che da passione si stava trasformando in un piccolo sogno, quello di diventare un’atleta agonista, nel suo sport preferito: la pallavolo. E per come si sono messe le cose, a rischio c’è anche la stagione scolastica: quest’anno - per lei - in programma ci sono (non vogliamo parlare al passato) gli esami di maturità.
Mettiamola così: poteva succedere a chiunque. Poteva andare anche peggio. Ma sta di fatto che la problematica buche a Latina, da parte di chi deve occuparsene, forse dovrebbe essere affrontata come una questione urgente, magari (nei limiti del possibile) con un intervento immediato.
Non stiamo parlando di una gomma squarciata, di un cerchio da sostituire, di qualche centinaio di euro da spendere (con tanto di imprecazioni del caso) e poi tutto passa. Qui stiamo parlando di altro: di una ragazza che ancora non sa se riuscirà a camminare perfettamente, di una ventenne che molto probabilmente non potrà più saltare come prima, attaccando a tutto braccio per mettere palla a terra al di là della rete, sul taraflex di un palazzetto.
I sogni sono belli finché si portano nell’animo e permettono di vivere col desiderio che si avverino. Difficile accettare una realtà diversa, dopo essere finiti in una “piccola trappola” che lì non doveva stare.
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