La polemica
03.02.2026 - 10:00
Claudio Paradiso (Foto di Roberto Silvino)
C’erano dei ragazzi di diciott’anni che nel 2002 davano una mano, montavano sedie, provavano suoni, credevano che anche a Latina si potesse costruire qualcosa di stabile. «Oggi hanno superato i quarant’anni, fanno altri mestieri e vivono altrove». Da questo ricordo Claudio Paradiso ha fatto partire la sua riflessione amara: una visione lunga, che si misura sulle vite che una città sceglie di trattenere o lasciare andare. «Ho dedicato 26 anni della mia vita a cercare di creare una visione stabile e duratura nella musica – ha detto – questa è la responsabilità della politica: se fossero state create le condizioni, quei ragazzi sarebbero rimasti». Paradiso ha legato il tema della Fondazione Latina 2032 a una critica sulle politiche culturali e infrastrutturali della città, puntando il dito sulla mancanza di strutture stabili. «Nel mio lavoro ho girato teatri e comuni in tutta Italia. Le città che hanno investito davvero sono quelle che hanno creduto nelle strutture, nei luoghi permanenti. Se non hai le strutture, non costruisci futuro». Da qui l’affondo sulle scelte del Comune negli ultimi anni, come quella di affidare Ruspi e ex Banca d’Italia all’università. «Invece di aprire, si è chiuso. I ragazzi non hanno spazi dove studiare, dove fare attività. Il Ruspi è molto bello, come edificio, ma non è una biblioteca: è uno spazio pubblico con una finalità precisa e va rispettata. Anche la Banca d’Italia era una grande opportunità per la città e per eventi di livello come mostre ed esposizioni». Paradiso ha ricordato anche il paradosso di una città capoluogo con un conservatorio, un liceo musicale, scuole a indirizzo musicale e un percorso come quello dell’Orchestra Tartini, senza però un disegno stabile capace di trasformare queste eccellenze in prospettiva. «Vengo dal settore del sociale e delle pari opportunità – ha spiegato invece Francesca Pierleoni – sono stata consigliera di parità in Provincia, ho lavorato come tecnico e project manager nel terzo settore e come assessore ai servizi sociali. Questo mi ha dato una visione ampia della città e della provincia. Le iniziative proposte dovranno essere rivolte soprattutto ai giovani. Celebrare la Latina che vogliamo con interventi tangibili e duraturi, ascoltando ciò che la comunità si aspetta». Anche Paola Cosimi ha spiegato che si dovrà partire dall’ascolto della comunità, ha sottolineato che esistono progettualità pronte: «Partirei dai progetti già avviati, da quelli che sono stati lasciati nel dimenticatoio, dalle città di fondazione, dal progetto Appia, che ha funzionato perché unisce il territorio, percorsi che rendano Latina riconoscibile in Italia e all’estero».
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