Il fatto
16.02.2026 - 10:00
Sono trascorse due settimane dall’aggressione subita sotto casa per mano di due banditi che gli hanno portato via l’incasso della giornata del tabacchino di famiglia, ma l’esercente vittima della rapina porta ancora sul volto alcuni segni del pestaggio, gli ematomi sotto l’occhio destro.
È una persona equilibrata e preferirebbe sorvolare sull’accaduto, ma ammette che quell’episodio lo ha segnato, soprattutto nel contesto di scarsa sicurezza che si vive nel capoluogo negli ultimi tempi.
«Quello che colpisce di questi fatti - ci ha raccontato il tabaccaio alludendo anche ad altre aggressioni a scopo di rapina consumate nelle ultime settimane in città - è la violenza gratuita con la quale agiscono queste persone. Avevo già subìto una rapina in circostanze simili sei anni fa, sempre a febbraio, poco prima della pandemia, e anche quella volta trovai i banditi ad aspettarmi sotto casa, ma quella volta non mi toccarono. Erano italiani, poi sono stati arrestati, e mi puntarono una pistola contro, mettendo in chiaro che non mi avrebbero fatto del male se avessi assecondato le loro richieste. Questa volta invece mi hanno aggredito prima di chiedere i soldi. Una volta che ti colpiscono al volto con lo spray urticante sei frastornato, non puoi più reagire. Ecco, sono cose che non ti aspetti in una metropoli, non in una città come Latina».
Ricorda bene, quella sera, quando uno dei banditi è entrato nel suo negozio, lo stesso fermato dalla Polizia: «È entrato solo lui, forse è venuto per un sopralluogo, per vedere com’ero fatto in vista della rapina. Ricordo bene di lui perché non riusciva a esprimersi in italiano, inizialmente gesticolava per chiedermi le sigarette, poi ha parlato in francese e si è fatto capire. Da quella sera non ho più la stessa tranquillità di prima, non parcheggio più nello stesso posto».
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