Nella chiesa del Sacro Cuore con il feretro di Lina Bernardi posto di fronte all’altare, le parole che Papa Francesco rivolse due anni fa agli artisti vengono pronunciate dal sacerdote e così, insieme ad esse, si delinea la figura dell’attrice pontina morta la scorsa notte.
Il Santo Padre, gli artisti, li paragonò a ‘profeti’ capaci di guardare le cose in profondità e nella lontananza, per metterci di fronte a cose che danno fastidio, criticando i falsi miti e le astuzie del potere. Perché l’arte è bellezza e ama la bellezza, quella vera, riflesso di armonia.
L’artista crea, dona, e rende “giusti”. Il sindaco Matilde Celentano siede in prima fila, in chiesa c’è anche Vincenzo Zaccheo e ci sono tanti colleghi, amici ed ex allievi di Lina Bernardi, da Elisabetta Femiano a Clemente Pernarella, dai due fratelli Gianfranco e Giuseppe Pannone al regista Massimiliano Farau, da Salvatore Palombi e Alessandro Mario a Renato Chiocca, il fisarmonicista Marco Lo Russo, il fotografo Tonino Mirabella, Emanuela Gasbarroni e l’amico di sempre Nino Bernardini che la ricorderà teneramente a fine funzione così come farà l’ex preside Giorgio Maulucci. Parole, le loro, che richiamano più volte l’applauso. “Lina Bernardi è stata importante per me come per tante persone che fanno parte del mondo dello spettacolo. Anche io ho cominciato con lei - ci racconta il regista Gianfranco Pannone -. Ero uno studente tra il liceo e l’università, fu proprio in quel periodo che ho capito che non dovevo fare l’attore e Lina era d’accordo con la mia scelta di stare dietro la macchina da presa. Il rapporto con lei non si è mai spezzato, Lina ha lavorato con me anche per la Rai e poi, esperienza bellissima, ci siamo ritrovati sullo stesso set di Pupi Avati, dove io ero assistente alla regia e Lina era Olimpia, in quell’affresco di famiglia bellissimo che è il film ‘Storie di ragazzi e ragazze’. Spesso ci sentivamo e lei come sempre mi provocava: ‘Mi trascuri, non mi chiami mai’. Scherzava e un po’ diceva sul serio. Ciò che mi rende felice è constatare quanto sia forte il segno che ha lasciato in tutti noi, è stata veramente con Nino Bernardini, una delle pioniere del teatro a Latina. Teatro che se a me è rimasto sempre nel cuore, lo devo anche a Lina. Tutti le siamo debitori, e lo dico senza retorica. La cosa più importante che mi ha trasmesso? Avere il coraggio di dire la verità. Io ero un ragazzo estremamente timido e lei mi ha insegnato ad avere un po’ meno paura». Impossibilitata a venire per l’ultimo addio all’attrice e coach di gioventù, anche Clara Galante ci affida il suo ricordo: «Lina è stata una inarrestabile forza e ha sempre creduto nei giovani. Avevo 16 anni quando ci incontrammo, non sapevo nulla o quasi della Cultura e del Teatro. Lina ha riconosciuto il mio talento, mi ha aiutata a coltivarlo in una città dove c’erano poche possibilità. Mi ha vista nel profondo come solo lei sapeva fare e incoraggiata a seguire la mia strada. Lo ha fatto con generosità e amore verso di me, la vita e la sua stessa professione, insegnandomi anche cosa significa amare le vite degli altri; una specie di Medico dell'Anima. È stata anticonformista e ribelle. Una signora drammaticamente vera. Senza maschere. Grazie Lina, per sempre”. Il feretro di Lina Bernardi è stato poi accompagnato fuori dalla chiesa sulle note di “Nuovo Cinema Paradiso” magnificamente suonate dal violinista Pio Spiriti e dal pianista Louis Tarantino.