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Il resoconto

Salvini a Sabaudia sull'ipotesi del rimpasto: "Non ci interessano poltrone"

Il vicepremier in piazza a Sabaudia: "Abbiamo lavorato bene con Di Maio e Conte, ma qualcosa si è rotto. Se non si fanno le cose non si può andare avanti"

Un ultimatum agli alleati di governo lanciato dal palco di Sabaudia. Il leader della Lega Matteo Salvini parla chiaro: «Non mi interessano rimpastini o rimpastoni. Le idee – ha detto il ministro dell'Interno – non valgono qualche poltrona. Se le cose non si possono fare è inutile tirarla avanti. È come nei matrimoni quando le cose non funzionano più».

Un messaggio chiaro che arriva al termine di una giornata politica frenetica, caratterizzata da scontri sulla Tav. Questione che ha portato il ministro ad annullare la tappa mattutina a Sabaudia e quella nel pomeriggio ad Anzio. Salvo invece l'incontro alle 21 nella piazza comunale della città delle dune, dove Salvini è arrivato attorno alle 21.40 dopo un incontro con il Presidente del Consiglio Conte.
Ad accoglierlo una piazza gremita in cui prima dell'arrivo del ministro si sono susseguiti gli interventi dei vertici del Carroccio, tra cui il sottosegretario Durigon, l'onorevole Zicchieri, l'eurodeputato Adinolfi e il consigliere regionale Tripodi. Salvini è salito sul palco sulle note di "Nessun Dorma" della Turandot di Puccini.
Ha scaldato la piazza partendo dai cavalli di battaglia. «Abbiamo ridotto gli sbarchi dell'ottanta per cento: non c'è spazio per barche e barchette. Ora se entrano senza permesso, con il decreto sicurezza che ho firmato questa mattina – ieri, ndr – è previsto il sequestro e rischiano multe fino a un milione di euro. Manderò il testo del provvedimento a quei vescovi che lo hanno criticato senza neppure leggerlo. Non permetterò mai che qualcuno si volti quando ci sono delle vite da salvare, ma voglio smascherare il traffico di esseri umani. L'Italia non è più il centro profughi d'Europa». Poi il riferimento a Bibbiano, con Salvini che ha annunciato controlli nelle case famiglie di tutta la Penisola, e le stoccate nei confronti dei «soliti rosiconi di sinistra» per le recenti polemiche sull'uso della moto d'acqua, le immagini al Papeete e così via. Immancabile anche un riferimento a Boldrini quando Salvini ha letto l'epigrafe sulla torre municipale che ricorda la bonifica di epoca fascista e la costruzione di Sabaudia: «Come mai la Boldrini ancora non l'ha abbattuta?»
Sugli alleati di Governo e i rapporti tesi di questi ultimi mesi, invece, Salvini è tornato a più riprese. «Su Conte e Di Maio non potrei mai dire una parola negativa. Abbiamo governato insieme in questi mesi, ma è evidente che da due o tre mesi qualcosa sia cambiato. Molti "forse" sono diventati dei "no" e con i "no" l'Italia non va da nessuna parte. Nelle prossime ore vedremo: io non sono un uomo dalle mezze misure. Una cosa o è bianca o è nera. Questo è un periodo di sfide difficili e o si affrontano uniti o ci fanno il mazzo. Serve concretezza e servono manovre coraggiose. Serve una Giustizia che garantisca la certezza della pena, ma che abbia anche tempi certi. E occorre anche che se un giudice sbaglia paghi, perché non si scherza con la vita delle persone. Non deve esserci impunità per nessuno e non esiste una Repubblica che sia in mano alle Procure. Io non mi arrendo. Voglio un'Italia che cresce, ma non dello "zero virgola". Un'Italia che non sia fondata sul lavoro precario. Un'Italia in cui si torni a investire e a creare ricchezza. Io penso al futuro e chi sceglie Lega sceglie di pensare al futuro dell'Italia». Poi l'acclamazione della piazza e il rituale scatto dei selfie andato avanti fino a mezzanotte passata.

L'Alta Velocità travolge il Governo
Ieri mattina all'Oasi di Kufra c'era poca gente ad attendere il capitano, come lo chiamano quelli della Lega. Ma Matteo Salvini non s'è presentato al primo appuntamento in agenda. Era in Senato per il voto sulle mozioni della Tav. E la sua presenza, tra i banchi di palazzo Madama, ha fatto capire che la cosa era seria, ovvero che tra i due firmatari del contratto di Governo, sulla questione, non c'è intesa. E il voto lo ha confermato. Delle sei mozioni in discussione sono passate tutte quelle a favore, mentre è stata bocciata quella contraria proposta dal Movimento 5 Stelle. La Lega ha votato sempre a favore, anche per la mozione del Partito democratico e ha votato contro quella degli alleati di Governo. Per questo la crisi non è mai stata così evidente.
Per il momento l'unico beach party dell'estate resta quello di Jovanotti, perché la versione salviniana che doveva essere inaugurata ieri mattina all'Oasi di Kufra è saltata. Ma c'è stato il comizio in piazza del Comune, in ritardo e con una partecipazione non oceanica ma comunque alta. Del resto l'attesa, nel corso della giornata, è stata spasmodica, alimentata anche dai due forfait dati dal ministro dell'Interno, prima a Sabaudia e poi ad Anzio. Il vicepremier è stato per quasi tutta la giornata a Roma, costretto dal precipitare degli eventi in Parlamento. Ore di incontri e riunioni necessarie a farsi trovare pronti in caso di voto anticipato. Se ciò dovesse accadere, si andrebbe alle urne tra ottobre e novembre, calendario alla mano. Nel tardo pomeriggio il vertice a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte e Luigi Di Maio.
In serata il comizio in piazza a Sabaudia, soliti toni, grande pathos e stilettate pesanti all'indirizzo del Pd e di Matteo Renzi. Ma indirettamente, senza mai nominarli, anche ai Cinque stelle, etichettato come il partito del No. «Non potrei mai parlare male di Conte e Di Maio. Quello che abbiamo fatto in questi 14 mesi lo abbiamo fatto insieme. È chiaro che in questi ultimi due-tre mesi qualcosa si è rotto e sono arrivati molti no. Ma l'Italia con i no non va da nessuna parte». La crisi, insomma è aperta.

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