Un gruppo di professionisti stava lavorando, prima dell'emergenza Covid, ad un progetto che appariva surreale: ripopolare i piccoli borghi dei Monti Lepini, luoghi di folgorante bellezza che, però, in pochi anni si sono svuotati inesorabilmente. E in questo modo hanno perso servizi pubblici e privati.  Si cercava qualcosa che convincesse le persone a tornare ad abitarli quei borghi incantevoli e lontani dal traffico anche adesso che il traffico è attenuato.


Il corononavirus, la quarantena e le nuove modalità di lavoro e spostamento hanno, inaspettatamente e improvvisamente, dato la possibilità al gruppo di accelerare questa proposta. L'idea originaria è dell'architetto Anna Di Falco che, in collaborazione con valore Pontino e l'associazione Restituit, dedicata proprio alla valorizzazione dei centri storici, ha ripreso tra le mani quel progetto e ora punta a convincere tutti che sia il modo migliore per prendere il «buono» che ha lasciato il Covid.
Da dove si comincia? L'Associazione intende chiamare a raccolta enti locali e associazioni per spiegare loro come si può ripopolare i centri collinari e montani, arrivare a rimodulare lì la vita di città, cambiando quindi totalmente il punto di vista coltivato fin qui, ossia considerare quei centri solo una possibilità, eventuale, per le vacanze, comunque legata al mare, ché tanto è «lì vicino».


«La politica dei centri storici orientata solo sul turismo, sull'albergo diffuso, sulla ristorazione ‘mordi e fuggi' proprio con il Covid 19, ha dimostrato tutta la sua fragilità - dice una nota dell'associazione - e ha incentivato l'esodo dai centri collinari degli abitanti ma anche l'esodo delle economie e delle progettualità. Sarebbe opportuno invece mettere in evidenza che il post Covid 19 ha rafforzato l'idea che il mondo del lavoro deve rivedere molte regole e migliorare sia il rendimento che lo stile di vita di chi lavora in lavoro agile e che soprattutto non è importante la postazione da cui si lavora. Durante la pandemia, molte professioni, hanno sperimentato positivamente la modalità in smart working ed è urgente quindi evidenziare il fatto che i luoghi meno raggiungibili non sono più emarginati e penalizzati ma che, se connessi, consentono di lavorare e abitare con una qualità di vita apprezzabile. Insomma bisogna cambiare il lessico sui centri stoici e parlare delle qualità che offrono in termini ecologici, di bellezza, di qualità della vita». E' evidente che si tratta di una proposta che ha bisogno di supporto economico ma, se la si guarda attentamente, contiene innovazioni filosofiche che senza la terribile esperienza della pandemia non avrebbero mai trovato nessuno disposto a prenderle in considerazione.