Il vino invenduto a causa dell'emergenza Covid e i danni subiti dalle cantine che si occupano della raccolta dell'uva rischiano di compromettere la vendemmia 2020 con pesantissime ricadute per il settore nella provincia di Latina, in tutto il Lazio e – viste le voci che arrivano dall'Unione Europea – anche oltre i confini nazionali. I centri di raccolta, appunto, si trovano ad avere in magazzino enormi quantità di prodotto che andrebbe destinato, anche secondo le normative recenti relative all'emergenza Covid, alla distillazione per la produzione di alcol industriale. Su questo fronte chi deve vendere il vino rimasto in magazzino ha la necessità di farlo almeno ripagando le spese sostenute lo scorso anno al netto degli impegni onorati nei confronti dei conferitori, dunque dei proprietari delle aziende o delle imprese agricole, in provincia di Latina. Parliamo nella maggioranza dei casi di contadini o piccoli proprietari terrieri.

L'Unione Europea ha cercato di mettere mano alla questione riconoscendo un contributo di 25 euro ad ettolitro (per un vino di dieci gradi), a questi il Governo nazionale ha aggiunto altri 2,50 euro sempre per ettolitro alle stesse condizioni. Ma non basta per coprire i costi sostenuti all'origine. Il rischio è dunque che i grossisti decidano di tenere il vino in cantina piuttosto che destinarlo alla distillazione perché i fondi a disposizione non coprono il costo relativo all'acquisto dell'uva della vendemmia 2019. Non a caso dopo l'Unione Europea e il Governo nazionale qualcosa si sta muovendo proprio in questi giorni anche dal fronte della Regione Lazio da cui ci si aspetta in particolar modo dall'assessorato all'agricoltura - che è peraltro guidato dalla pontina Enrica Onorati - un sostegno concreto per il settore visto che nel territorio regionale parliamo di oltre 1 milione di ettolitri di vino stipati e attualmente invenduti.