A marzo scorso, quando ormai era diventato chiaro che sarebbe stato impossibile votare per il referendum alla data stabilita e che per molti mesi ancora quella situazione sarebbe rimasta invariata, apparve evidente la necessità di rimediare sedi alternative alle scuole quali sedi di seggio elettorale. Il Ministero dell'Interno ha inviato a tutti i sindaci richieste per trovare sedi diverse dalle scuole, proprio in considerazione dei problemi che sarebbero insorti con le igienizzazioni necessarie dopo l'affluenza alle urne in luoghi frequentati da migliaia di ragazzi. A parte pochissime amministrazioni locali, nessun Comune ha saputo indicare luoghi diversi dalle scuole per dislocare i seggi. Ed è così che si è arrivati all'appuntamento del 20 e 21 settembre con la stessa mappa che viene utilizzata da più di 70 anni.

Ed ecco qui come si è consumato il pasticciaccio brutto delle scuole a rischio Covid, preparate per l'inizio delle lezioni, igienizzate, con spazi rinnovati per assicurare distanze e regole di protezione. E, dopo una settimana, già invase per la presenza delle urne, oltre che chiuse per tutta la durata del voto e del relativo scrutinio. Non c'è stato il tempo di evitare l'uso dei plessi scolastici e non sarebbe stato accettabile sul piano democratico un secondo rinvio del voto referendario né di quello per le elezioni amministrative, che in provincia si svolgono in contemporanea in due città importanti, ossia Fondi e Terracina. E' questo il motivo per il quale il Presidente della Provincia, Carlo Medici, a nome di tutti i sindaci, ha chiesto due giorni fa uno slittamento dell'inizio dell'anno scolastico al 24 settembre, sulla scia di quanto già deciso da alcune Regioni. Sul piano strettamente formale il motivo addotto è di tipo economico ma c'è anche dell'altro, per esempio il fatto che in alcuni istituti si sta ancora lavorando per l'adeguamento degli spazi e per attrezzare le reti telematiche, ossia l'asse portante dell'offerta formativa on line che, fino a quando ci sarà l'emergenza Covid, dovrà essere garantita agli studenti che per varie ragioni non potranno seguire in presenza.

La scuola nel suo complesso, nel caso in cui restasse la data attuale di inizio dei corsi, avrebbe solo una settimana di tempo per adeguarsi alle regole nuove e stringenti che si stanno profilando per l'anno scolastico. C'è, sullo sfondo, anche un motivo più strettamente politico: l'avvio delle lezioni è considerato un punto caldissimo, un banco di prova e resistenza della rete dei servizi e delle tutele che sono state approntate e qualunque smagliatura potrebbe diventare motivo di scontro tra le diverse fazioni politiche (il che è inevitabile) proprio nella settimana più calda della campagna elettorale, l'ultima prima di entrare nella cabina. Quindi un argomento capace di modificare almeno in parte gli orientamenti elettorali che nelle amministrative sono particolarmente fluttuanti. Dal punto di vista strettamente pratico, invece, si sa già che non tutti gli istituti di ogni ordine e grado saranno davvero pronti con gli spazi modificati, tanto che già i bandi per gli interventi di manutenzione straordinaria prevedono che i lavori della prima fase potranno terminare entro il 31 dicembre 2020. Una eventuale decisione di accoglimento della richiesta dell'amministrazione provinciale di Latina (che è responsabile per gli istituti di secondo grado) potrà arrivare non prima della prossima settimana, a pochi giorni dalla data già fissata per l'avvio dell'anno scolastico.