Una questione annosa, scomoda e che si trascina da anni costituendo una criticità dal punto di vista ambientale e urbanistico, è quella dei nuclei abusivi e dell'allaccio alle fognature di residenze estive, oggi diventate residenze per tutto l'anno.

A sollevare il problema varie volte è stata la consigliera del Partito Democratico Nicoletta Zuliani e su sua esplicita richiesta alle presidenti di Commissioni Mattei (Governo del Territorio) e Isotton (Ambiente), il problema approderà a breve nelle commissioni perché hanno promesso di convocarle per acquisire i dati dagli uffici e arrivare a definire il quadro della situazione. «Il problema dei nuclei abusivi e dell'allaccio alle fognature di residenze estive a Borgo Sabotino è noto da decenni – spiega Zuliani - Inizialmente le abitazioni venivano usate nella quasi totalità come seconde case. In seguito il loro uso è cambiato: in alcuni casi sono diventate abitazioni principali dei proprietari andati in pensione, altre sono state vendute a residenti o, infine, affittate per tutto l'anno.

A seconda dei consorzi, l'incidenza dei residenti è drasticamente cambiata: se prima il numero degli abitanti fissi poteva avere un impatto marginale, ora è pari alla metà delle case o, in diversi casi, anche di più».

Il problema nasce in questo uso continuativo perché se le fosse biologiche a dispersione, usate nel mese di agosto e durante qualche weekend, non procuravano grossi problemi, con lo sversamento continuo derivante dalla residenzialità costante, le cose a lungo andare sortiranno effetti a livello ambientale che non possiamo ignorare. Il rischio di effetti nocivi a livello di inquinamento è molto alto.

Zuliani parte dall'esempio di uno dei consorzi più piccoli, un consorzio con 59 lotti. «Ogni lotto contiene una o più unità abitative ma nel computo che facciamo ora ci teniamo bassi e ne consideriamo solo una. Circa i 2/3 delle abitazioni sono di residenti, quindi abbiamo circa 40 unità abitative. Calcoliamo il minimo, 3 persone per unità abitativa, e abbiamo 120 residenti. Consideriamo che ci siano in media 80/100 residenti a consorzio, in definitiva quindi, circa 600/800 persone, in buona parte a ridosso della marina bandiera blu e che riversano i propri liquami nel terreno. Potrebbero essere qualcosa di meno, ma anche molto di più». Per la capogruppo democratica «è dovere dell'amministrazione tutelare il bene pubblico, dei residenti nei consorzi e di tutti i cittadini di Latina, recuperando i nuclei delle costruzioni abusive, legittimamente sanate, evitando che si trasformino in coaguli di degrado e danno all'ambiente. Abbiamo celebrato la Giornata della Terra qualche giorno fa – conclude la consigliera - è nostro dovere come amministratori affrontare questioni forse scomode per molti, e per questo ignorate per decenni: oggi, però, non ci sono più alibi».