La parola metropolitana a Latina è stata sinonimo fino ad oggi di danni, di contenziosi e di un percorso perdente. E non è facile pensare che con un altro progetto si riuscirà nell'impresa di dare una mobilità adeguata e sopperire alla carenza di collegamenti tra la città e la stazione: è però doveroso provare, come sta facendo il Comune con le basi gettate dall'ex amministrazione Coletta, a ricavare qualcosa di buono da quel percorso perché se la nuova opera messa in campo verrà realizzata, permetterà di non perdere 82 milioni del Cipe, la parte di finanziamento pubblico che era destinato in modo vincolato al progetto della metro tranvia voluta da Zaccheo

. L'intento dell'amministrazione è questo ed è stato ribadito con l'iter tecnico che va avanti con l'ultima determina firmata dal dirigente Paolo Cestra, quella di approvazione degli atti di gara per l'affidamento del progetto di fattibilità tecnico economica del sistema di trasporto di massa per il collegamento tra Latina Scalo e la città con un impegno economico di 526mila euro a fronte di un finanziamento del Ministero di 718mila euro. Come sarà la nuova opera pensata per Latina e illustrata già dall'ex sindaco Coletta nel carteggio con il Ministero tre anni fa? L'opera prevede un tracciato che parte inizialmente come linea ferroviaria Latina Scalo-Latina e tranviaria lungo Viale Le Corbusier, successivamente dal quartiere Nuova Latina (ex Q4) raggiunge Borgo Sabotino per poi percorrere il litorale lungo il canale Colmata e ritornare al Nuova Latina. Un progetto di "inversione modale" per realizzare una vera e propria stazione ferroviaria in centro che consentirebbe alla città di connettersi direttamente al sistema di mobilità su ferro regionale e nazionale. L'opera per ripensare il progetto della metro era già iniziata nel 2017 quando il ministero aveva appreso ufficialmente, dopo il periodo commissariale precedente, dell'impossibilità di realizzare la metropolitana leggera di superficie con i presupposti finanziari posti a base del contratto e della volontà di modifica del progetto, e per questo tramite il Dipe di Palazzo Chigi aveva chiesto nuove garanzie al Comune. L'ente rispose con una lunga nota del sindaco proprio per scongiurare il definanziamento imminente del Cipe. «Si potrebbero convogliare quei fondi nello stesso ambito, il trasporto pubblico, ma con un impiego e un contratto diverso» - spiegò Coletta. Le soluzioni prospettate dal Comune per rimodulare il progetto erano due, una definita "tradizionale" prevedeva di realizzare su via Epitaffio semplicemente una corsia centrale per gli autobus nella prossimità delle intersezioni e di riorganizzare il servizio lasciando solo due fermate tra la stazione e il centro allo scopo di aumentare la velocità del tpl a 40Km/h e di ridurre i tempi di percorrenza. La soluzione "innovativa" era quella invece delle navette elettriche che richiedevano una corsia ridotta e riservata.

Ma entrambe le possibilità naufraugarono di fronte a un grosso intoppo del vincolo sull'impiego di quei fondi, poi convogliati però sul nuovo progetto. Il Comune ha tentato allora la strada di intercettare circa 700mila euro per il nuovo progetto di collegamento tra Latina e Latina Scalo che fosse credibile e sostenibile lasciando la possibilità di poter attingere ancora dai 77 milioni di euro rimasti dal finanziamento Cipe. Il progetto prevede due tratte e una sorta di linea ferroviaria Latina Scalo-Latina e tranviaria lungo Viale Le Corbusier, che poi si collegherebbe con la Q4 fino a Sabotino arrivando fino al litorale per poi ritornare al Nuova Latina. Con la previsione di poter in futuro utilizzare una tecnologia che consentirebbe di raggiungere direttamente Roma o Napoli senza cambiare mezzi di trasporto. E riabilitare uno dei capitoli economici e gestionali più delicati della storia della città.