Il progetto del Comune di Latina per la difesa della costa tra Foce Verde e Capoportiere, finanziato con circa 5,5 milioni di euro dalla Regione, ha subito uno stop procedurale. Le perplessità sono state espresse in particolare sulla realizzazione dei dieci pennelli rigidi previsti dal progetto, ritenuti potenzialmente responsabili di effetti erosivi indiretti nei tratti di costa a nord -ovest est-sudest. A parlarne e ad aprire il dibattito è il capogruppo della Lista Celentano Alessandro Porzi che spiega come continuare a difendere il litorale con interventi rigidi possa significare inseguire l’emergenza, moltiplicando i costi senza risolvere le cause strutturali del problema e che, al contrario, la vera risposta sta in un cambio di paradigma che rimetta al centro il ruolo strategico dei porti e dei canali come strumenti di governo delle acque.
«Sono ormai quasi tre anni – spiega Porzi - che sostengo, in ogni sede pubblica e privata, che il progetto di ripascimento della spiaggia che va da Foce Verde a Capo Portiere, basato sui cosiddetti pennelli ad immersione, rappresenta una visione vecchia e superata del lungomare e delle tecnologie oggi disponibili. Si tratta di un progetto figlio di un’epoca diversa, che non tiene conto delle condizioni ambientali e climatiche che oggi sono sotto gli occhi di tutti. È necessario compiere un cambio di paradigma: accogliere il mare, governarlo e restituirlo al territorio attraverso il potenziamento dei canali esistenti e una pianificazione attenta e integrata dell’intero sistema della marina, anche dal punto di vista urbanistico». Per il presidente della commissione Ambiente in questo quadro, il porto di Foce Verde assume un ruolo strategico fondamentale. «Il porto deve essere pensato innanzitutto come vasca di laminazione delle acque, mantenendo al contempo una funzione portuale e turistica marginale. Un’infrastruttura non accessoria, ma centrale nella gestione del rischio e nella sicurezza del territorio. Lo stesso principio deve essere applicato al sistema di Rio Martino, attraverso un ampliamento e una trasformazione del canale in porto, in grado di svilupparsi sia verso Borgo Grappa sia attraverso l’adeguamento del Lago dei Monaci. Oggi entrambe queste direttrici sono necessarie e complementari. Non si tratta di semplici ampliamenti, ma di interventi strutturali capaci di governare in modo efficace le acque marine e meteoriche, rafforzando la resilienza dell’intero quadrante costiero. Questo approccio non è teorico né sperimentale. Nei Paesi Bassi, in particolare in Olanda, queste opere vengono realizzate da decenni. Se lo fanno altrove, lo possiamo fare anche noi. Non esistono territori di serie A e territori di serie B».
«Ricordo inoltre un concorso internazionale di idee indetto dall’amministrazione Zaccheo – spiega Porzi - che già allora tentava di guardare oltre l’ordinario. Quel concorso era accompagnato da un rapporto scientifico che prevedeva un innalzamento significativo del livello delle acque entro il 2060. Senza interventi strutturali, il rischio è che il lungomare diventi impraticabile in modo ricorrente, con costi economici crescenti legati a soluzioni tampone inefficaci. Da qui la necessità di un cambio radicale di prospettiva: progettare il territorio partendo dall’acqua, affidando ai canali e alla rete idraulica esistente il ruolo di elementi ordinatori nella gestione del rapporto tra mare e città. È un cambio di paradigma profondo: non più difendere il territorio dall’acqua, ma costruire il territorio con l’acqua, assumendola come elemento fondante e ordinatore dell’intero sistema della marina, come la matrice che organizza spazi, funzioni, infrastrutture e relazioni urbane. Questo approccio permette di governare in modo ordinato lo sviluppo urbanistico, superando l’edificazione spontanea e spesso abusiva, attraverso la rimozione delle strutture incongrue e la realizzazione di insediamenti residenziali stabili. Un percorso pensato per accompagnare la città verso uno sviluppo coerente e sostenibile nel lungo periodo».
«Questo non è soltanto un esercizio politico – conclude il consigliere - è un esercizio che deve superare, nel metodo e nel merito, il perimetro della visione politica e l’orizzonte del coraggio politico che ci siamo dati fino ad oggi. Governare oggi significa guidare e anticipare il cambiamento, assumendosi la responsabilità di scelte che vanno ben oltre la durata di una singola amministrazione. E’ a questo livello che devono collocarsi le scelte che siamo chiamati a compiere, se vogliamo garantire un futuro al lungomare, al territorio e all’economia della nostra città».