Cerca

Il servizio

Rio Martino, il porto che non c'è più

Insabbiamento e divieti cancellano lo storico approdo dei pescatori di Latina. Santini: «Serve il dragaggio, così il canale può tornare navigabile».

Rio Martino, il porto che non c'è più

L'insabbiamento di Rio Martino

Mare che fa bestemmiare, cantava Pierangelo Bertoli, per esprimere il risentimento brusco e oltraggioso dei pescatori verso le insidie del loro impegnativo e rischioso lavoro. Ma, con buona probabilità, il riferimento era a condizioni atmosferiche e pescato, non certo all’impossibilità di calarsi in acqua con barche e pescherecci.


Eccoci a Rio Martino, sponda meridionale del lungomare di Latina, là dove giace un porto, cancellato dalle carte nautiche da qualche anno, dopo l’interdizione alla navigazione e ora ridotto ad una cattedrale sconsacrata nel Tirreno. Chiunque volesse ancora profanare il tempio, attraversarlo per andare a «cantare messa» nelle ore notturne, si espone al rischio di rimanere incagliato o in alternativa di pagare multe pesanti, da 300 a 2000 euro, a seconda della qualifica e dell’anzianità di servizio.

A vederlo oggi Rio Martino sembra più un arenile, con la sabbia che nelle punte di bassa marea raggiunge quasi metà della foce. Qualche centinaia di metri più a nord la Foce del Duca, liberata dall’insabbiamento nell’agosto scorso per far respirare il Lago di Fogliano tra proclami e scene di giubilo, è nuovamente un duro tappeto spiaggiato. Insomma, giusto una boccata d’ossigeno e siamo punto a capo.


A proposito di proclami, quelli non mancano mai, soprattutto nelle campagne elettorali in cui i borghi, anche quelli marinari, improvvisamente tornano nei pensieri dei candidati, in quanto bacini di voti. «Libereremo Rio Martino» – si sente e si legge in quei giorni. Poi meno che niente a livello di interventi. C’è sempre un ostacolo che si frappone tra il problema e la soluzione. Resta davvero difficile immaginare che non troppo tempo fa, circa una quindicina d’anni, c’erano almeno duemila barche attraccate sulla sponda del Canale di Rio Martino, con la fila che si allungava fino a Borgo Grappa, pronte a trasferirsi in blocco in mare. I testimoni non mancano, l’esercito dei pescatori rimasti, che vive di ricordi ma rischia di morire di speranze. Hanno tentato più volte di istituire comitati, di consorziarsi per far sentire un coro unanime di disapprovazione verso chi li ha letteralmente lasciati in mezzo ad una strada o costretti a migrare altrove. Ma non si trova una quadra. Ogni pescatore agisce per sé, c’è chi getta la spugna, lascia deperire la sua barca nelle rimesse abusive che si dica facciano affari d’oro, c’è chi ancora non si dà per vinto e nell’attesa del miracolo, intanto si arrangia come può per battere il mare. A quest’ultima categoria appartengono quelli che non possono rinunciare all’attività, fonte primaria del loro guadagno. Emiliano Santini, chef pescatore, proprietario del rinomato ristorante Alta Marea a Latina Lido, è uno di questi. Lui ha con il mare e la pesca un legame inscindibile, sia per tradizione, che per lavoro. Sebbene sia oggi un apprezzato imprenditore, e potrebbe dedicarsi esclusivamente alla ristorazione, non riesce a staccarsi dalla pesca, una passione che non muore mai. «Io provengo da una famiglia di pescatori – dice Emiliano – ho ancora tre pescherecci che utilizzo nelle ore notturne, prima di cimentarmi ai fornelli. Nel mio ristorante ai clienti offriamo il pescato del giorno, ma per averlo ce lo andiamo a prendere. Purtroppo da quando Rio Martino è interdetto, sono costretto a fare la spola tra San Felice e Terracina. E come me tanti altri pescatori, una buona parte di quelli che una quindicina di anni occupavano tutti i posti barca del canale. Io ricordo che da bambino vedevo spesso il porto deserto, ma solo perché tutte le barche erano in mare».


L’insabbiamento e l’interdizione alla navigazione di Rio Martino lo hanno colpito particolarmente, nonostante abbia trovato soluzioni di fortuna migrando verso altri lidi, è in prima fila per suggerire soluzioni che stappino questa angosciante situazione: «Purtroppo dobbiamo partire da una considerazione amarissima, ad oggi secondo la carta Nautica Rio Martino non esiste più, è stato bannato. Siamo stati costretti a trasferire i nostri documenti altrove, per cui paradossalmente non abbiamo più titolo per rivendicare qualcosa qui. Apprendiamo periodicamente diverse idee di intervento, che vengono puntualmente vanificate per questioni di vincoli ambientali di costi elevati».
Su quali sarebbero gli interventi da fare, Emiliano ha invece le idee chiare: «Per eliminare l’insabbiamento l’unica soluzione è effettuare un dragaggio con un escavatore di 250 quintali con 21 metri di braccio, che tiri fuori la sabbia dai fondali. Abbiamo visto però che queste operazioni sono sempre osteggiate per questioni inquinanti, come successo alla Foce del Duca, ma in realtà con i macchinari moderni, che usano oli naturali, è un falso problema». In realtà questa soluzione era stata avanzata dall’assessore Di Cocco con l’aggiunta di utilizzare la sabbia scavata per il ripascimento di Capo Portiere. «Sinceramente – ribatte Santini – questa soluzione mi sembra veramente fuori luogo, come si può pensare di riempire cinque chilometri di costa con il dragaggio di un porto dal quale si possono ricavare al massimo 2000 metri cubi di sabbia?».
I problemi ovviamente non finiscono qui. Ci sarebbe anche da risolvere il caso del bando per i posti barca, oltre a quello degli scivoli a mare, che tra l’altro verrebbero anche in soccorso delle casse comunali: «Il comune deve prendersi l’onere di dragare e mantenere lo stato di navigazione – continua Santini - poi utilizzare i posti barca per fare cassa, attraverso bandi per le concessioni. Per evitare i sicuri ricorsi dovrebbe già all’origine fare più concessioni, da 20 o più posti barca e dare lavoro a più persone. Con precedenza a chi è professionista da almeno 5 anni e ha una partita iva regolare. Il problema dei posti barca tra l’altro oggi è ancora più complesso. La pista ciclabile che hanno costruito affianco rende problematico il carico e scarico che una volta era immediato. Una scelta veramente incomprensibile».

Edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione