«Fino a qualche mese fa l'acqua era talmente cristallina da rendere visibili le vongole sul fondale, poi, come ogni anno, tutto è diventato nero». A parlare è Marcello Domenico Casale, presidente della cooperativa dei pescatori di Monte San Biagio, «La San Biagio».

Nei suoi 62 anni di vita ha visto il lago di Fondi trasformarsi e le sue acque dolci diventare salmastre. Nonostante le numerose battaglie portate avanti, oggi si ritrova a veder lentamente morire quella che a tutti gli effetti definisce casa, un fiore all'occhiello dell'intero territorio, scenario di documentari e protagonista di numerosi eventi. «Da ottobre in poi un manto d'olio ricopre il lago rendendo impossibile la pesca, fusti provenienti da frantoi vengono svuotati lungo le sponde, il terreno paludoso filtra la sostanza che raggiungendo l'acqua fa scappare i pesci, l'odore nauseabondo costringe anche noi pescatori ad andare via».

Un rituale che si ripete ogni anno, un impedimento reale per chi vive di sola pesca. «Iniziano a scaricare alle 3 del mattino – continua il presidente Casale – poi tornano all'ora di pranzo e la sera all'imbrunire». Ma non c'è solo questa sostanza oleosa a rendere difficile la vita dei pescatori. Viene lamentata anche la scarsa manutenzione dei canali e la mancata rimozione dei rifiuti che purtroppo infestano l'area naturale. Costeggiando il lago, alcune costruzioni attirano l'attenzione. Sono casette di legno per guardaparchi e pontili lunghi oltre 80 metri finanziati dalla Regione Lazio, abbandonati al loro destino. Una stradina dissestata permette ai pescatori di raggiungere le barche, buche così profonde da creare continuamente problemi ai mezzi di trasporto. «Abbiamo chiesto di poter sistemare con i nostri soldi la strada, senza deturpare il paesaggio, ma non ce l'hanno permesso. Molti hanno deciso di non raggiungere più i terreni per evitare danni alle auto, noi che veniamo tutti i giorni le abbiamo continuamente dal meccanico». «Siamo fortunati ad avere questo posto – conclude Casale - e sono molte le famiglie che potrebbero vivere con il lago e con i suoi tesori, il nostro pesce è amato e conosciuto in tutta Italia, ma non lo permettono, non c'è cura né attenzione e il lago muore».