Il Comune di Sabaudia ha impugnato in appello l'ordinanza del Tribunale di Latina che lo ha condannato per condotta discriminatoria verso i disabili, ma nel frattempo il sindaco ha ordinato ai proprietari e ai gestori degli stabilimenti balneari di mettersi in regola abbattendo le barriere architettoniche. Anche perché in caso contrario, decorsi inutilmente i termini, le stesse rischiano di essere dichiarate inagibili.
Il provvedimento si è reso obbligatorio a seguito della pronuncia di primo grado nella causa intentata dall'associazione Beatrice e dall'associazione Luca Coscioni. Una pronuncia che, dicevamo, il Comune ha contestato in toto. Tant'è vero che nel ricorso di appello si parla di violazioni che «non appaiono sussistenti» e si afferma che il sopralluogo è stato effettuato in bassa stagione, quando la manutenzione non era stata ancora eseguita. I rilievi del consulente sarebbero insomma «minimali». Anzi, viene chiesta una nuova consulenza per una risposta «più aderente» alla realtà, che «non mortificherebbe - così nel documento - una località che non merita tale disprezzo». Contestate anche le tempistiche concesse dal Tribunale, che ha imposto di regolarizzare la situazione entro quattro mesi.
Nonostante questa ferrea opposizione alla pronuncia di primo grado, il sindaco Giada Gervasi ha comunque imposto agli operatori balneari, in ottemperanza all'ordinanza del giudice, di mettersi in regola adeguando le strutture. Il Comune - si legge -, limitatamente all'ambito di propria competenza, nonché al proprio patrimonio disponibile, «ha provveduto all'individuazione e all'attivazione delle azioni necessarie» per provvedere a quanto disposto dall'ordinanza. I privati dovranno fare lo stesso: entro 30 giorni, per cui non oltre il 12 luglio, dovranno eliminare o superare le barriere architettoniche. Decorso il termine concesso, l'ufficio tecnico provvederà a dare seguito agli accertamenti e si rischia la dichiarazione di inagibilità (oltre a eventuali sanzioni).