Non si placa il dibattito sulle sere estive a Terracina, città del divertimento per alcuni, del riposo e della vita quotidiana per altri. Dilemma eterno, che esiste e resiste, nonostante le ordinanze. In una giornata, capita di incappare nelle lamentele di un bar del centro che si vede costretto a far smettere la musica all'una, limite imposto dall'ordinanza («troppo presto!»), un residente che lamenta la musica troppo alta fino alle 4 del mattino sul lungomare («non si dorme!») e un operatore balneare che spiega: «ci sono delle regole, rispetto quelle. Se chiudessi prima, ci sarebbe chi resterebbe aperto al posto mio».

Hanno tutti ragione. Ora, però, tra le regole, ce n'è una nuova inserita nell'ultima ordinanza sindacale, per chi è autorizzato a fare musica fino alle 4: quella di adeguare gli impianti acustici e sonori affinché limitino al massimo l'impatto sulla città circostante. L'assessore al Commercio Gianni Percoco garantisce: l'amministrazione comunale ha fatto di tutto per sensibilizzare le categorie interessate. «Diverse riunioni con Arpa, forze dell'ordine, rappresentanti dei commercianti, sono servite a chiedere spirito di collaborazione e a porre regole precise. Gli stabilimenti devono mettersi in regola con gli impianti che, se fatti a regola d'arte, funzionano. Con il sindaco abbiamo fatto un discorso di flusso. Dopo una certa ora, chi vuole continuare a ballare la musica da discoteca, si sposta dal centro al lungomare, dove però chi fa attività di discoteca deve investire sugli impianti e i pannelli fonoassorbenti».

Il sindaco Nicola Procaccini, di recente agli interlocutori convocati per chiarire che una movida senza limiti è impensabile perfino per una città a vocazione turistica, ha infatti emanato una nuova ordinanza proprio per inserire questo nuovo obbligo degli impianti acustici. «Qualcuno già lo ha fatto di propria iniziativa da tempo», spiega ancora Gianni Percoco. «È bene adeguarsi, altrimenti ci si assume i rischi di un mancato rispetto davanti ad eventuali controlli».
E i controlli sono il secondo elemento importante. «Arpa Lazio ci ha assicurato che, a richiesta, è pronta a farli. Per il resto, ci sono gli organi competenti». Polizia e carabinieri. «Chi legittimamente lavora con la musica, deve investire. Per il resto, chi è in pieno centro, dopo una certa ora deve rispettare la quiete. Ma anche i cittadini devono comprendere che in questi tre mesi, occorre un po' di tolleranza». La questione non sarà mai risolta completamente. Due gli ingredienti fondamentali, però, per non esasperare il clima: controlli costanti affinché siano rispettate le regole e gli orari e, nei limiti, la comprensione. Solo così si potrà evitare una "guerra" tra cittadini.

La questione è urbanistica
Esiste un condizionamento di difficile soluzione - e di difficile rimozione - nel problema della movida molesta a Terracina. Ed è il condizionamento urbanistico. Case a ridosso del mare, autorizzate ormai 60 anni fa. La città presenta un imponente sviluppo residenziale lungo tutti e quattro i chilometri di viale Circe, motivo per cui la zona dello svago coincide con quella del riposo. Sono contigue, si toccano. Ed è per questo che, esclusa una soluzione urbanistica che ad oggi appare impossibile, l'amministrazione comunale può solo intervenire regolamentando l'esistente. Ed esigendo controlli serrati, per verificare che le regole vengano rispettate. D'altra parte, le cose cambiano. Ma non possono cambiare palazzine, ville e villini. Ci provò la variante C2, a proporre uno scambio tra la conversione di alcune residenze in strutture turistico-ricettive e un premio di cubatura. Ma non è stato possibile. Ora si deve lavorare sull'esistente. E l'esistente è una complicata mescolanza urbanisitica da gestire con attenzione.