Mezzo milione di euro per allestire la piattaforma, formare il personale, adeguare le risorse tecnologiche, fare indagini sui conferimenti, adeguare dispositivi, preparare il servizio. Questo il costo del "Progetto rifiuti zero", per l'attivazione della Tarip, e iniziative per la riduzione dei rifiuti urbani. Redatto dalla De Vizia Transfer Urbaser, interessa anche i Comuni di Itri e Fondi, uniti a Terracina da un protocollo d'intesa con capofila il Consorzio industriale Sud pontino, oltre al fatto di essere serviti tutti dalla società De Vizia/Urbaser.

L'obiettivo è accedere ai fondi stanziati dalla Provincia per il miglioramento della raccolta differenziata. E avviare così una vera rivoluzione nel settore della tariffazione della nettezza urbana. Per liberare gli utenti da un calcolo della tariffa che non risponde ancora all'assunto "chi inquina paga", che garantisce di pagare in bolletta solo la quantità dei rifiuti prodotti. De Vizia si richiama al primo Rapporto Legambiente "Ecosistema Urbano di Terracina 2017", nella parte in cui si dice che è «fondamentale ridurre la Produzione annua pro-capite della frazione indifferenziata (attualmente 133 Kg/abitante) che è molto lontana dai migliori valori italiani che sono tutti al di sotto dei 75 kg/abitante». Una volta che si paga per quello che si produce, insomma, si tenderà a produrre meno rifiuti e così a «portare Terracina anche nella graduatoria nazionale dei comuni Rifiuti Free». Lo studio De Vizia è lungo e complesso.

Alla base la valutazione che «si ritiene tecnicamente possibile implementare il servizio in essere senza significativi stravolgimenti organizzativi». La misurazione del rifiuto prodotto avverrà mediante conteggio informatizzato delle vuotature. Il contenitore sarà dotato di un codice identificativo alfanumerico e un "Rfid" (trasponder o microchip) di tipo che «permetterà la misurazione in automatico, attraverso apposita strumentazione del numero di svuotamenti di ognuno di quei contenitori». Tra le attività elencate per implementare il nuovo sistema Tarip, la creazione di un database, la verifica delle utenze, la verifica dei ruoli, la dotazione di microchip e di un furgone attrezzato, e ancora l'acquisto di palmari, del software, la formazione degli apparati amministrativi e del personale, in una parola la digitalizzazione del servizio. In tutto, compresa Iva, il progetto costerà 570 mila euro circa. E si punta alle provviste stanziate dalla Provincia in materia di rifiuti. Il salto di qualità è dietro l'angolo. Per pagare tutti, per l'effettiva produzione di rifiuto solido urbano.