Che fine hanno fatto le carrozze costruite per attivare la metro leggera di Latina? Nessuno lo sa o perlomeno nessuno lo ha detto ieri nell'ultima udienza del procedimento avviato da MetroLatina spa che chiede un risarcimento di oltre trenta milioni di euro al Comune per la mancata realizzazione dell'opera. I giudici del Tribunale delle Imprese hanno assunto la causa in decisione senza ulteriori precisazioni da parte della spa e neppure della Ntl Translohr, dunque varrà per tutti la conclusione del consulente tecnico d'ufficio che ha individuato opzioni per risolvere il contenzioso in essere. La prima: Translohr consegna le carrozze, pagate oltre quattro milioni di euro dal Comune, all società incaricata di realizzare l'opera, ossia MetroLatina spa, la quale le renderà al Comune che, a sua volta, potrà rivenderle alle città che hanno già in funzione lo stesso mezzo di trasporto, ricavandone quanto possibile e consentito dal mercato. In questo modo il produttore finalmente adempirà all'obbligo assunto con l'ordine di costruzione dei vagoni.
La seconda opzione invece prevede una ripartizione al 50% dei danni causati dalla mancata costruzione della metro, ma non sulla base della richiesta avanzata da MetroLatina, bensì su quanto accertato in seguito ad un ulteriore quesito posto al ctu dai legali del Comune, ossia la verifica sulla effettiva fattibilità dell'opera. A questa domanda, come si sa, il ctu ha dato una risposta che vale alcuni milioni di euro, circa la metà di quanto chiesto, poiché sulla base degli atti acquisiti presso l'ente di piazza del Popolo è emerso con chiarezza che non ci sono mai stati i presupposti per realizzare la metro, poiché mancava la garanzia del contributo regionale e l'assenso della Regione medesima, un elemento determinante ai fini della fattibilità della metro leggera di Latina. Il giudizio di primo grado su questo contenzioso arriverà nelle prossime settimane, a oltre quattro anni di distanza dalla domanda di risarcimento di MetroLatina spa, la quale, comunque, si è mossa dopo l'intervento della guardia di finanza volto ad accertare le responsabilità penali nell'iter di approvazione del progetto della metro, nonché sulla erogazione del primo sal (stato di avanzamento dei lavori) varato senza che vi fosse il minimo indizio di una effettiva apertura dei cantieri. Furono comunque pagate le carrozze, quelle che oggi risultano introvabili. In teoria dovrebbero essere parcheggiate nel deposito della società di costruzione ma si sa dagli atti che Translhor non sforna più materiale rotabile per le tramvie, bensì altro. Dunque o quelle carrozze ci sono, impolverate in qualche deposito, oppure non sono state nemmeno costruite e questo sarebbe il sigillo alla beffa storica della metro mai nata.