L'urbanistica è la ferita ancora aperta della città che non trova cure e che, dopo tre anni e mezzo di amministrazione Coletta, costituisce una patologia nel corpo vivo di una città che porta i segni degli scempi edilizi passati. L'assessore Francesco Castaldo, scelto da Lbc due anni fa, è stato spesso chiamato a dare risposte sugli effetti di questa stagnazione dall'opposizione, dagli imprenditori e dagli ordini professionali. E oggi le fornisce, punto per punto.

Assessore, il Consiglio di stato ha smontato tutti gli appelli contro le delibere di annullamento di sei piani particolareggiati. Perché la politica non è ancora intervenuta e in tre anni è rimasto tutto fermo?
Non mi sono mai nascosto sulle procedure in atto e non avevo intenzione di aspettare l'esito delle sentenze. Abbiamo scelto di occuparci di tutti i piani e non solo di quelli annullati perché tutti erano scaduti tranne due, R10 e R11. L'intenzione era di attivare l'ufficio di piano per riprogettare quelli annullati, e mandare avanti gli altri, stante la carenza di personale interno, visto che ci sono già professionisti incaricati.  

Quale è stata la logica di non sanare subito procedure ferme che bloccavano costruzioni e permessi esistenti per rimettere mano ad altre pianificazioni che invece non avevano vizi?
L'intenzione era, pensando di accorciare i tempi, quella di procedere in parallelo sui due filoni, i piani  annullati da Barbato e quelli ancora da completare e approvare come R4, R3, R5, Bainsizza, Borgo Carso. Purtroppo non è andata così e siamo rimasti indietro su quelli annullati perché l'ufficio di piano è partito con lentezza. Non voglio cercare alibi ma chiarire che io sono entrato a gennaio 2018 e in due anni ho avuto 4 dirigenti diversi... Nonostante queste difficoltà due piani sono stati già consegnati, Grappa e Sabotino.

Però a guidare il Comune c'eravate voi, non altri, perché questo continuo turn over in un settore che ha bisogno di continuità?
Questo settore e queste problematiche spaventano, spaventano le continue inchieste, le visite delle forze dell'ordine, gli accessi agli atti, il reato di abuso d'ufficio è dietro l'angolo, si può incorrere in errori e non c'è necessariamente dolo. Ho fatto il funzionario pubblico e so cosa significa lavorare in un clima reso pesante dalle inchieste. Ora all'urbanistica c'è un dirigente a tempo indeterminato, Eleonora Daga, con cui c'è un rapporto di reciproca stima. Ho un interscambio continuo con gli uffici.

 Il presidente dell'ordine degli architetti Rosolini ha detto che se foste intervenuti a tempo debito oggi avremmo un settore edilizio ancora in marcia. Come risponde?
Con gli ordini ci confrontiamo trimestralmente e lo faremo anche il 5 dicembre. Oggi si parla più dei sei piani annullati e dei diritti che dovrebbero avere i proprietari dei quelle aree e molto meno di quei diritti prevalenti nei piani in corso di revisione (R4, R5, Borgo Grappa, Le Ferriere, Borgo Bainsizza): avrebbero più diritto proprio loro, hanno aspettato invano in questi anni che il Comune definisse la situazione. Bisogna poi ricordare che sulle aree dove incidono i Ppe annullati si può sempre edificare secondo le previsioni del vecchio piano. L'edilizia non è bloccata. Ora rimetteremo a sistema tutto, compresi i Ppe, evitando gli errori del passato e provilegiando l'interesse pubblico.

E in che modo eviterete questi errori?
Con due indicazioni: i piani devono essere conformi alle prescrizioni regionali e agli indirizzi dati con la delibera quadro che prevede la riduzione del consumo di suolo e il ricorso al principio della perequazione e compensazione, esigendo, però, che la città cresca per pezzi completi: la logica è non solo costruire cubature ma predisporre anche servizi e opere di urbanizzazione legate a quelle costruzioni.

Prima lei ha parlato dell'ufficio di piano e dei suoi ritardi. Che cosa fa questo ufficio, è in funzione?
Sta lavorando con l'architetto Emanuele Spagni e siamo arrivati alla conclusione della procedura di evidenza pubblica e alla selezione di tre tecnici. Siamo in dirittura d'arrivo.

Come metteranno mano ai piani annullati?
Abbiamo già cominciato a lavorare partendo dall'R3, dopo esserci confrontati con la Regione. Siamo partiti dal riconteggio delle volumetrie esistenti prima del piano annullato, poi faremo una prima ipotesi di rivisitazione del piano che andrà necessariamente in variante e quindi in consiglio. Il fatto che rimanga invariato il perimetro del piano non è sufficiente per non andare in variante perché con la compensazione ci saranno nuove volumetrie per acquisire le aree a servizi. Non ricorriamo più all'esproprio ma alla compensazione con lo stesso meccanismo del comparto edificatorio: il Comune non si accontenta di avere l'area, ma la vuole urbanizzata mentre il privato costruisce. Quello che c'era di anomalo nel piano annullato è che nei permessi rilasciati c'era uno scompenso nei confronti del privato nel calcolare la compensazione volumetrica e non era prevalente l'interesse pubblico. Situazione diversa e non da portare in consiglio invece è la famosa pratica in Q3, anche qui mi sono confrontato con la Regione.

E cosa è emerso?
A livello di iter amministrativo non c'è alcuna anomalia nell'iter se seguito dall'ente. Si è fatto molto rumore per una questione che non ha nessuna valenza urbanistica di rilievo, è una pratica edilizia.

Che ne sarà dei permessi a costruire rilasciati sulla base dei Ppe annullati?
E' stato il mio cruccio di questi due anni, perché il percorso era chiaro dai primi incontri in Regione: andava separata e valutata diversamente la parte edilizia e quella urbanistica, ora che metto mano all'R3 devo considerare tutto quello che c'è all'interno del piano come volumetria esistente e riprogettarlo. Significa che dove c'è un piano e ci sono dei permessi a costruire rilasciati vanno affrontati sotto il profilo edilizio. Questo comporta che gli edifici oggetto di permesso a costruire rilasciati e che oggi risultano ultimati "al rustico" secondo l'art. 31, comma 2, della legge n. 47 del 1985 vanno considerati esistenti, ovvero quando sono documentabili tutte le volumetrie così da permesso rilasciato. Gli altri permessi andranno a morire.

Dunque come risolverete i casi delle palazzine di via Ombrone, di via Quarto e di via Roccagorga?
A via Quarto i lavori sono iniziati ma non sono stati terminati quindi non si può andare avanti mentre a Via Ombrone la palazzina è ultimata e mancavano solo le rifiniture da quanto risulta dai verbali allegati alle ordinanze. Io ho escluso che sia di interesse pubblico demolire quell'edificio da parte del Comune. Stesso discorso per via Roccargorga, ovviamente sempre nel caso che non ci siano difformità rispetto al permesso rilasciato.

Perché siete in ritardo anche sull'applicazione della legge sulla rigenerazione urbana, applicata già altrove?
Tutti i comuni partiti prima hanno una montagna di prescrizioni. Noi speravamo di fare prima con una unica delibera ma siamo entrati in rapporto costante con l'ufficio della rigenerazione urbana della Regione e la prima revisione non è andata bene. Ci hanno detto di fare due delibere distinte e le abbiamo riformulate, siamo in attesa di capire se vanno bene. Se la Regione darà l'ok entro dicembre andiamo in consiglio.

Lei sembrava con le valigie in mano per via dell'accordo di Lbc e Pd basato soprattutto sulle richieste del posto in urbanistica. Come ha preso questi rumors?
Con serenità, perché so che l'urbanistica è il settore che in politica fa gola a tutti. Al sindaco mi lega un'amicizia di anni ma nel rispetto delle scelte gli ho sempre detto che mi rimetto al suo giudizio. L'unica cosa che mi dispiacerebbe, se lasciassi ora, è che volevo raggiungere precisi risultati. Se messo nelle condizioni di lavorare, come sta accadendo, posso rimettere in moto il settore.