La notizia è passata un po' in sordina, adombrata dagli scontri tra le liste di maggioranza prima sulla delibera sull'abusivismo edilizio e poi sul bilancio. Discussioni e conflitti tra i gruppi consiliari dell'amministrazione Terra che hanno passare in secondo piano l'approvazione del regolamento sui mercatini dell'usato e del modernariato. Il via libera al nuovo testo è arrivato dal Consiglio comunale del 10 dicembre, che ha votato le modifiche proposte e - in particolare - ha introdotto al comma 3 dell'articolo 3 questa dicitura: «l'operatore non può vendere reperti archeologici, merci di illecita provenienza, oggetti e articoli apologetici di recente produzione (politici, religiosi o di genere), ed è tenuto al rispetto della normativa fiscale». Un'integrazione che, con tutti i compromessi del caso, bandisce la vendita di alcuni prodotti e oggetti che richiamano al fascismo. Un argomento che a settembre, quando il consigliere Ilaria Iacoangeli (Lista Terra) presentò la proposta, suscitò particolare clamore ed anche uno scontro interpretativo all'interno della maggioranza civica proprio tra Iacoangeli e il presidente della commissione, Marco Moroni, che nella sua risposta sottolineò come per i reati di apologia del fascismo non servisse un regolamento visto che già esiste la legge Scelba. E non sembra essere un caso se la questione, una volta approdata in Consiglio, sia stata liquidata senza enfasi dai proponenti: probabilmente per volontà dell'amministrazione Terra di evitare altri dissidi.
Quel sottile confine tra collezionismo e apologia
La questione interpretativa però resta, perché nel regolamento non esiste un esplicito divieto alla vendita di oggetti che richiamino al fascismo ma più implicitamente di: «Oggetti e articoli apologetici di recente produzione». Una frase frutto di una lunga mediazione, che di fatto «salva» gli oggetti di collezionismo, i cimeli storici e d'epoca risalenti al Ventennio. In pratica, un busto di Mussolini realizzato negli anni del fascismo può essere venduto, una produzione più recente no, bandita inoltre anche la vendita dei calendari del Duce. Sulla carta poi il regolamento andrebbe applicato a tutte le apologie politiche e religiose, ma è evidente che ad Aprilia - una delle «Città nuove» fondate dal Duce - il regolamento andrà a colpire i cimeli «neri». In questo contesto appare complicato anche il ruolo di chi sarà deputato al controllo e alla supervisione del mercatino: gli agenti della polizia locale e gli organizzatori. Come sarà possibile riconoscere un busto di nuova produzione da uno vecchio? Gli interrogativi sono molti e perciò l'amministrazione comunale sta studiando la strategia migliore da mettere in campo. «La nostra priorità è predisporre il bando per l'affidamento del mercatino, che momentaneamente viene organizzato dalla Pro Loco. Una volta assegnata la gestione dell'iniziativa - spiega l'assessore alle Attività Produttive, Gianfranco Caracciolo - credo che sarebbe utile organizzare un incontro, magari con le forze dell'ordine, per illustrare le linee guida del mercato e le differenze tra collezionismo e reperti apologetici di nuova produzione. Per quanto mi riguarda è giusto preservare il collezionismo, altrimenti non si capirebbe perché il Comune si stia adoperando per trovare una location per i pezzi della collezione Bonacini. Reperti di guerra che, mio avviso, non vanno esposti a scuola che ha un'altra valenza educativa. L'incontro sarebbe utile anche per analizzare un altro aspetto del regolamento, quello che riguarda le merci di dubbia provenienza e i controlli per evitare la vendita di questi prodotti».