Nel territorio di Monte San Biagio, paese pioniere nella gestione dell'accoglienza dei migranti (primo progetto nel 2014) l'esperienza dice che si integrano meglio persone di sesso maschile. Al punto che il Comune ha rinunciato, nel progetto di sei mesi presentato al ministero dell'Interno per prorogare il triennio scaduto, ad accogliere famiglie, dunque nuclei completi di donne e bambini. È scritto nero su bianco nelle linee progettuali preparate assieme a Karibù, la cooperativa di Sezze che gestisce progetti analoghi un po' in tutta la provincia ormai da anni. In realtà, sebbene per ora il decreto ministeriale del 13 dicembre scorso, preveda un finanziamento di soli sei mesi, le linee del Comune hanno come oggetto «Prosecuzione del Siproimi (ex Sprar, ndr) nel triennio 2020/2022». Di lungo termine, insomma, e dunque rivolte a «migliorare la qualità dell'accoglienza, soprattutto in relazione ai percorsi di integrazione». E l'esperienza dice, appunto, due cose. Intanto che, dopo il periodo di emergenza sbarchi, è meglio ridurre il numero di persone accolte: «Per seguire l'utenza in un reale percorso di integrazione, occorre diminuire il numero dei beneficiari accolti», si legge, indicando il numero di 30 persone migranti, rispetto ai 37 del piano precedente. La modalità, resta la stessa: «accoglienza diffusa» scrive il Comune, «che buoni frutti ha dato nel tempo». Quanto alla tipologia, si diceva, l'amministrazione comunale non ha dubbi: «L'analisi dei bisogni e le opportunità di reinsediamento hanno favorito, negli anni, maggiormente un'utenza maschile singola, lasciando con margini di incertezza i nuclei spesso costretti a spostarsi verso altri territori per una maggiore autonomia e stabilità familiare». Viene quasi smontata una convinzione che nel tempo sembrava essersi fatta strada nelle amministrazioni comunali. Orientate a preferire (come per il progetto della vicina Terracina, ad esempio) donne e bambini rispetto a soli uomini. Il motivo della maggiore integrazione è molto semplice, lo dice il Comune di Monte San Biagio: «Le opportunità di lavoro sono concentrate soprattutto nel terzo settore (agricoltura, edilizia, pesca) che hanno permesso un buon inserimento dei singoli presenti». Per questo, conclude l'ente municipale, «Questo ente locale, in concertazione con i referenti dell'ente gestore e considerati i percorsi portati avanti, ha deciso di proseguire accogliendo una utenza prettamente maschile e rinunciando ai nuclei familiari».