Francesca ha 24 anni ed è affetta da una grave disabilità. Per fortuna ha una mamma forte e determinata, che in questi giorni di quarantena le fa compagnia. Se uscire è per tutti un grande rischio, per Francesca il contatto con un contagiato asintomatico sarebbe fatale. Mamma Rossella lo sa, e alza tutte le barriere possibili: «La tengo chiusa in casa costi quel che costi. Facciamo ogni cosa per passare il tempo, lei è molto insofferente. La sua vita è fatta di socialità, abbracci, comunica prendendo le mani degli altri nelle sue e la scuola è sempre stata una componente essenziale della sua vita. Tutto questo ora manca». Manca, sì. Un isolamento doppio, per le persone come Francesca. Gli operatori che prima incontrava in classe ora la seguono con le videochiamate, lo stesso fanno gli istruttori di piscina. «Mi inviano materiale che posso utilizzare per tenerla impegnata anche solo un po' al giorno e non la fanno sentire abbandonata mai», continua Rossella. Ma è chiaro che non è la stessa cosa. Manca il contatto. Francesca se ne accorge, vorrebbe uscire. E non può. Come lei, ci sono tantissime persone che in questi giorni vivono una doppia reclusione. Chi ha la fortuna di essere assistito a distanza può farlo grazie alla tecnologia ma non tutti ne possiedono. Il distretto socio-sanitario, insieme ai Comuni, ci sta provando. I fondi regionali ci sono. A Terracina, il sindaco Roberta Tintari ha dato disposizione all'Azienda speciale di proporre un progetto per garantire attività a distanza per il centro diurno Il Melograno. A Fondi si procede in questa direzione. Il Comune ha ricevuto un progetto dalla cooperativa Astrolabio per una rimodulazione «in forma online» delle attività del centro diurno per minori Magicabula. È previsto che 6 operatori lavorino con 5 utenti per 4 ore al giorno. Appuntamenti telefonici individuali quotidiani, di gruppo settimanali, recupero scolastico, video-tutorial per la realizzazione di artefatti, audio racconti, interviste alle famiglie. Tutto il possibile per non interrompere i contatti.

«Per le persone con disabilità il contatto fisico spesso è l'unico linguaggio disponibile», ci racconta un'operatrice che da anni opera con i disabili. «Le persone affette da autismo, ad esempio, hanno una quotidianità scandita con regolarità, per loro il trauma è forte. Questo del distanziamento è un momento è difficile. Ci si organizza con delle chat di gruppo, almeno con chi ha disabilità medie, ma il pensiero va a chi è più grave e ha bisogno di altre attenzioni. Importante è restare in costante contatto con le famiglie, che spesso non hanno gli strumenti per affrontare queste situazioni complesse». Qui dove un abbraccio è tutto, ancle le distanze rischiano di essere un'emergenza.