Sui social network ha trovato già l'assoluzione dell'opinione pubblica, a suon di post sponsorizzati e amici che lo sostengono nell'opera denigratoria del lavoro della Polizia Locale, ma intanto a carico del noto vivaista di Borgo Piave è arrivata la convalida del sequestro per il terreno di via Gorgolicino dal quale è venuto giù il fiume di fango, giusto un mese fa, durante il primo acquazzone autunnale, ovvero la frana che ha comportato la chiusura del sottopasso della statale Pontina per questioni di sicurezza. Fatto sta che nel frattempo l'imprenditore non ha ancora presentato un progetto per il ripristino del fondo agricolo per rimediare agli effetti dei lavori estivi di livellamento che hanno provocato lo smottamento, al contrario di quello che dichiara pubblicamente attraverso Facebook, ovvero che sarebbe stato disposto a rimediare al danno se non gli avessero sequestrato l'area. Le cose sono andate un po' diversamente.

Prima di tutto c'è da dire che tra il giorno della frana che aveva bloccato un automobile nel sottopasso, martedì 5 ottobre, e il giorno del sequestro del terreno all'angolo con via Zani, il lunedì successivo, sono trascorsi dei giorni, quasi una settimana, durante i quali il vivaista aveva ricevuto un primo controllo della Polizia Locale e avrebbe potuto iniziare subito l'opera di ripristino dei luoghi. Invece si era presentato con l'escavatore, in via Gorgolicino, solo il giorno in cui gli agenti erano tornati per sequestrare l'area. Sigilli che probabilmente sarebbero scattati ugualmente, insieme alla chiusura della strada, per verificare comunque le condizioni di sicurezza.

La Polizia Locale sospetta che l'imprenditore abbia aggiunto della terra per livellare la superficie e renderla uniforme, lui sostiene di averla solo fresata e livellata. Fatto sta che le ruspe, in estate, avevano finito per chiudere almeno una canalina di scolo lungo il confine tra il terreno e la statale Pontina. Circostanza, questa, che abbinata probabilmente all'assenza della vegetazione dopo la bonifica dell'area, ha fatto scivolare verso il basso tutta l'acqua che defluiva dalla carreggiata della Pontina, visto che via Gorgolicino, in prossimità del sottopasso, si trova a una quota inferiore e il terreno in quel punto degrada naturalmente.

Contestualmente al sequestro della Polizia Locale, il Comune aveva disposto, con apposita ordinanza, che il proprietario nominasse un tecnico, nello specifico un geologo, per lo studio di un progetto di ripristino delle condizioni di sicurezza del terreno da portare al vaglio dell'ufficio tecnico comunale prima di ottenere il via libera della Procura per i lavori. A quanto pare nel frattempo, in Comune, è pervenuta una relazione tecnica che non contiene ancora una soluzione al problema.

Insomma, a dispetto di quanto ha sbandierato finora l'imprenditore, ovvero che i tempi della burocrazia non si conciliano con la fretta dei cittadini di tornare a percorrere via Gorgolicino, la verità probabilmente sta nel mezzo. Basti pensare che il vivaista è arrivato al punto di criticare, con un post rimbalzato sui social, il ritardo con cui gli sono stati trasmessi gli atti del sequestro, ma in quella circostanza la Polizia Locale gli aveva notificato la convalida del provvedimento su delega specifica della Procura.

E pensare che da quasi sei anni i cittadini latinensi delegano, al governo della città, una classe politica che fonda il proprio operato sul rispetto ossequioso delle regole, quella cultura della legalità che ci fa comodo solo quando c'è da puntare il dito contro gli altri.