Ci sono anche quattro giovani di Formia e uno di Gaeta tra i 14 indagati nell'operazione antidroga seguita dalla Procura di Napoli e che ieri ha portato alla notifica di misure cautelari personali da parte del Gip. A vario titolo viene contestato a tutti di essersi «associati in numero superiore a dieci, al fine di compiere attività di detenzione ai fini di spaccio di hascisc, marijuana, cocaina e crack, con divisione di compiti ed organizzazione di mezzi (utenze telefoniche e veicoli dedicati alla attività di spaccio). I fatti contestati sono avvenuti negli anni 2o19 e 2020 nel comprensorio di Mondragone, in provincia di Caserta.

Scrive il gip nell'ordinanza che «l'ampia documentazione contenuta nel fascicolo d'indagine ha consentito di ritenere provata l'esistenza e l'operatività di un'organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti, operante sul territorio della provincia di Caserta e aree limitrofe». Gran parte delle prove raccolte sono rappresentate dalle telefonate tra gli spacciatori e i clienti nonché da una serie di immagini delle telecamere di videosorveglianza poste nelle zone utilizzate per la consegna della droga. Alcune telecamere sono le stesse utilizzate dagli spacciatori per tenere sotto controllo le loro abitazioni al fine di verificare in tempo eventuali «incursioni» delle forze dell'ordine ma che dal successivo sequestro sono state utili a risalire al via vai di consumatori che, una volta sentiti dai carabinieri, hanno confermato sia l'acquisto che l'identità del fornitore.

Questa indagine ha fatto emergere anche un altro aspetto, ossia la veloce diffusione del crack nella zona, considerato una «valida» alternativa alla cocaina.
Durante le indagini inoltre è emerso che il vertice dell'associazione aveva a disposizione «una vera e propria scuderia di motoveicoli e autovetture posti nella disponibilità degli associati per effettuare le consegne di stupefacente ai clienti, come del resto pacificamente affermato da un assuntore di droga».

Si tratta di un meccanico che ha egli stesso riparato alcuni di quei veicoli su commissione dei vertici dell'organizzazione. Negli atti di indagine sono riportati episodi molto violenti e minacce sia nei confronti di assuntori, in particolare una donna che aveva «osato» cambiare pusher, sia verso spacciatori concorrenti al fine di ribadire una sorta di monopolio nella distribuzione, che avveniva soprattutto a domicilio tramite l'utilizzo della scuderia di scooter di grossa cilindrata con i quali avveniva lo smistamento a casa dei clienti.
La velocità, l'efficienza della squadra e anche il timore di ritorsione ha assicurato ai 14 indagati che, secondo la Procura di Napoli, costituiscono un'associazione per delinquere, la possibilità di operare in modo continuo e spregiudicato. Esistevano delle vere e proprie stazioni di posta, tutte nei pressi di locali (bar, pizzerie, pub, sale scommesse) dove venivano consegnati gli involucri contenenti dosi di cocaina e crack con scambio di denaro, tutto in modo velocissimo e prestabilito.
Nei prossimi giorni gli indagati destinatari di misure restrittive saranno sottoposti ad interrogatorio del gip e in quella sede potrebbero emergere ulteriori dettagli utili all'inchiesta, in larga misura basata sul riconoscimento per immagini e per il numero di telefono usato per ordinare la droga ai referenti del sodalizio.