Il fatto
28.01.2026 - 10:00
Un piano antenne in dirittura d’arrivo dopo un iter lungo e accidentato e la promessa di una pianificazione di rete futura vera e propria con l’obiettivo di garantire copertura radioelettrica senza alimentare il proliferare indiscriminato delle antenne. Questo quanto raggiunto ieri in commissione Ambiente che è arrivata all’unanimità ad approvare il testo del regolamento delle antenne, recependo alcune formulazione della legge negli articoli e lasciando praticamente intatti gli enunciati così come erano stati elaborati dalla commissione che aveva stabilito criteri di tutela per i cittadini. Un risultato tutt’altro che scontato, arrivato dopo almeno due anni di lavoro e sei mesi di tira e molla tra la Commissione competente e l’assessore all’Ambiente Franco Addonizio. Lo sblocco è maturato grazie al contributo di mediazione e chiarezza sulle norme, svolto dalla commissione e dall’ufficio e alla tenacia del presidente della Commissione, Alessandro Porzi, che solo due settimane fa aveva minacciato le dimissioni per denunciare lo stallo su un tema delicato come quello della localizzazione degli impianti di telecomunicazione. Come spiegato dall’assessore «il lavoro ha recepito il testo della sentenza del Consiglio di Stato sul caso di Erba e le disposizioni della legge regionale 19 del 2022, concentrandosi in particolare sugli articoli 1 e 8 del regolamento per individuare i siti più idonei e definire quelli sensibili, al fine di ridurre l’esposizione ai campi elettromagnetici». Uno dei nodi riguardava il criterio dei 600 metri di distanza dai siti sensibili, come scuole, asili, ospedali, case di cura e carceri. Il dirigente Gian Pietro De Biaggio ha chiarito che questa soglia è stata mantenuta su esplicito mandato della Commissione, che ha voluto innalzare il livello di tutela dei cittadini, pur rendendolo superabile in casi motivati dai gestori. In questo caso vale l’“onere della prova”: se un operatore intende installare un’antenna in un sito non idoneo, deve dimostrare in modo puntuale che non esistono altre alternative tecniche valide per garantire la copertura di rete. Il dibattito si è concretizzato nel caso dell'antenna 5G via Fiuggi, sollevato dal consigliere Bellini: può una ditta imporre un’antenna su un palazzo vicino a un sito sensibile, nonostante l’esistenza di alternative? La risposta è stata netta. Come ha chiarito De Biaggio, spetta al gestore dimostrare una oggettiva impossibilità di garantire la copertura di rete. Porzi ha ribadito il principio di equilibrio: se esiste anche una minima copertura di rete, ed è garantito il segnale minimo anche attraverso l’indicazione di altri siti, devono convivere entrambi i diritti, salute e comunicazione. Solo in assenza totale di segnale è possibile derogare, anche al limite dei 600 metri. Da qui la richiesta avanzata dal presidente di arrivare quanto prima a un vero Piano di rete, capace di uniformare la distribuzione delle frequenze sul territorio comunale. Il consigliere Cesare Bruni ha proposto di rivedere comunque il regolamento dopo l’approvazione se emergessero ancora rilievi tecnici su alcuni punti. E sembra che alcuni aspetti da chiarire ci siano ancora perché il dirigente ha spiegato che il lavoro non è concluso e ha richiamato l’attenzione su altri aspetti come la verifica dei canoni e la necessità che le modalità di pagamento siano coerenti con la tipologia di impianto richiesta. Al termine della Commissione non è mancata la voce dei cittadini di via Fiuggi, che hanno espresso forte preoccupazione per la salute dei bambini e per l’impatto complessivo in un’area densamente popolata e ad alto carico urbanistico. Il regolamento può aprire oggi una nuova fase, arrivata però con un ritardo grave e ingiustificabile. In un contesto in cui ogni mese perso significa nuove antenne installate sopra le teste dei cittadini, in assenza di regole chiare e di una vera pianificazione, il tempo non è un dettaglio ma una responsabilità politica. La sfida è oggi quella di una pianificazione reale che deve tradursi in atti concreti nel Piano di rete annunciato, sul quale ci si attende dall’amministrazione un cambio di passo netto, fatto con più coraggio e meno tentennamenti.
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