Sanità
25.01.2026 - 16:11
Sono state depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione di una delle due dottoresse accusate di aver provocato il decesso di Gaetano Rapali, il 59enne morto per le conseguenze di un aneurisma cerebrale che lo colpì il 22 gennaio 2018 che due settimane prima (l’8 gennaio 2018) si era presentato al pronto soccorso del “Città di Aprilia” lamentando un malore associato a cefalea. A nulla servirono due successivi interventi chirurgici per asportare l’ampia emorragia, visto che l’uomo morì il 24 gennaio 2019.
La donna, assistita dall’avvocato Marcello Montalto, ha scelto il rito abbreviato e nel settembre 2025 il giudice per l’udienza preliminare Barbara Cortegiano ha pronunciato una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste, identifica la motivazione anche per l’altro medico per il quale si è verificata una situazione di non luogo a procedere. Entrambe all’epoca dei fatti prestavano servizio nella clinica di via delle Palme. Anche il pm aveva formulato una richiesta di archiviazione, alla quale però si erano opposte le persone offese (i familiari del paziente deceduto), per questo il gip aveva disposto l’imputazione coatta.
Nella sentenza di assoluzione il gup del Tribunale di Latina ha accolto la tesi difensiva proposta dall’avvocato Montalto nel corso della discussione. Il giudice Cortegiano sottolinea infatti come la dottoressa assistita dal legale: «non è intervenuta attivamente nella gestione del percorso diagnostico-terapeutico» ma ha solo monitorato le condizioni cliniche del paziente. «Quindi non si comprende - si legge - quale rimprovero di negligenza si potrebbe muovere nei suoi confronti». Per questo motivo il dispositivo sottolinea che: «a maggior ragione si deve ritenere che la condotta tenuta dalla dottoressa, intervenuta solo successivamente per monitorare le condizioni del paziente a seguito della somministrazione dei farmaci, sia dal punto di vista soggettivo immune da profili di colpa in relazione al successivo decesso del signor Rapali».
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