Il fatto
16.02.2026 - 07:00
Ha preso una piega inattesa il fermo del cittadino algerino di 32 anni indiziato di avere partecipato, insieme a un complice non ancora identificato, alla rapina del tabaccaio di due settimane fa.
Poco dopo il suo ingresso nel carcere di Latina, lo straniero ha accusato un malore e ha perso conoscenza, tanto da richiedere il trasferimento d’urgenza in ambulanza presso il vicino ospedale Santa Maria Goretti, dove viene piantonato dalla Polizia Penitenziaria perché le sue condizioni sono apparse subito gravissime e hanno richiesto il ricovero nel reparto di Rianimazione per la terapia intensiva: è in coma, ma è già stato sottoposto a tutti gli accertamenti medici per individuare l’origine del malore, riconducibile a un’emorragia cerebrale.
L’uomo era stato sottoposto a fermo dai poliziotti della Squadra Mobile al termine della perquisizione nell’affittacamere dove alloggiava da qualche tempo, gravemente indiziato di avere partecipato all’aggressione, a scopo di rapina, del tabaccaio di piazza Moro, affrontato sotto casa, la sera di sabato 31 gennaio, da due banditi che lo avevano immobilizzato con lo spray urticante e poi picchiato sotto la minaccia di un cacciavite per riuscire a portargli via l’incasso del negozio, circa cinquemila euro.
Il cittadino algerino era stato identificato grazie alle impronte digitali lasciate sull’auto della moglie della vittima, mentre si nascondeva in attesa del suo arrivo nel parcheggio sotto casa.
Durante la perquisizione erano stati trovati poi una felpa e un anello riconoscibili nei filmati che lo ritraevano dopo la rapina e durante il sopralluogo nel tabacchino poco prima del colpo.
Fatto sta che una volta portato in carcere, nella giornata di sabato, lo straniero ha accusato un malore improvviso.
Anzi, per come sono andate le cose la sua presenza in un luogo vigilato come la Casa Circondariale di via Aspromonte gli ha assicurato soccorsi in tempi rapidi.
Secondo gli accertamenti medici e in base a quanto riferito da un suo parente che vive a Latina, non è esclusa una connessione tra l’emorragia cerebrale diagnosticata e una patologia congenita della quale l’uomo era a conoscenza.
Le analisi alle quali è stato sottoposto, tuttavia, hanno riscontrato anche la positività agli stupefacenti, in particolare cocaina e oppiacei. In ogni caso resta difficile ipotizzare i tempi di un suo recupero e le possibili ricadute: una situazione che il giudice per le indagini preliminari dovrà valutare in questi giorni.
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