Il punto
17.02.2026 - 12:30
Le macchinette a scontro davanti all’Intendenza di Finanza, la giostra simile a una catapulta, la piazza trasformata in uno spazio ludico per il Carnevale tra effetti scenografici e attrazioni da festa di paese. Le polemiche di questi giorni sull’offerta che l’amministrazione ha pensato il centro storico riaprono un interrogativo più profondo sul destino del cuore urbano di Latina. Massimo Rosolini, assessore all’urbanistica durante la consiliatura Zaccheo ed ex presidente dell’Ordine degli Architetti di Latina, invita però a non fermarsi all’attrazione momentanea che dura il tempo della festa.
e giostre di Carnevale, osserva, sono per loro natura estemporanee: «Eventi temporanei, come lo è stata la pista di ghiaccio o altre installazioni viste negli anni in piazza del Popolo. Si montano e si smontano ed è un modo molto popolare di far funzionare l’evento. Non fanno testo».
Il punto, secondo Rosolini, non è stabilire se le macchinette a scontro “ci stiano” oppure no in uno spazio simbolico e culturale della città, ma chiedersi che cosa voglia diventare il centro. «Se dopo l’evento resta il deserto – ragiona – allora il problema è un altro: è la natura stessa del nostro centro urbano».
Latina, ricorda l’architetto, è sempre stata una città anomala. Nata con un centro all’inizio molto abitato e che concentrava funzioni direzionali, servizi e residenze e con il resto della città che viveva nei poderi e nelle campagne. Col tempo, poi, il centro si è ulteriormente svuotato, sostituendo abitazioni con uffici e agenzie. «Quando in Comune analizzammo i dati legati ai piani di recupero del centro storico – che considero un patrimonio da rilanciare – emerse chiaramente che l’area era sottopopolata: i residenti erano pochi e la presenza stabile di persone insufficiente. Senza una vera comunità che lo viva quotidianamente, il centro resta fragile e nel vuoto si inseriscono iniziative sporadiche, tra giostre, mercatini ed eventi occasionali».
A questo si aggiunge la crisi del commercio tradizionale, eroso dai centri commerciali e dall’online. «Si compra altrove e ci si chiude in casa. Così il centro perde una delle sue funzioni storiche». Per Rosolini, la gestione di un centro urbano non può prescindere da una riflessione strutturale su queste trasformazioni. Nel passato, ricorda, corso della Repubblica ospitava gallerie d’arte private come la Galleria del Corso e la galleria L’Approdo; la biblioteca era un luogo vivo di studio e presentazioni; il Centro servizi culturali, condiviso tra Comune e Provincia, rappresentava un presidio attivo. «C’era una vitalità culturale che oggi manca. La biblioteca potrebbe tornare a essere un perno, un centro propulsore».
Accanto alle funzioni culturali, Rosolini richiama la necessità di interventi urbanistici coerenti come si era provato a fare con lo studio sul centro che prevedeva alberature come previste dal piano Frezzotti e riqualificazione degli spazi come quello davanti all’Intendenza con fontane a sfioro e giochi d’acqua e manutenzione costante di strade, verde e illuminazione. «Il decoro urbano è il primo passo. Senza cura non si attira nessuno».
Anche il tema dei parcheggi, secondo l’architetto, va affrontato in modo strategico: «Non si può continuare a occupare suolo urbano con parcheggi a raso. Servono soluzioni alternative se si vuole davvero pedonalizzare e restituire qualità agli spazi storici».
La funzione ludica e scenografica, dunque, non può essere l’unica risposta. «Se c’è solo questo, non andiamo da nessuna parte».
Lo sguardo al Centenario
Lo sguardo si allarga così al Centenario della città e agli obiettivi che l'amministrazione deve porti, restituire decoro alla città, valorizzazarne poi la parte storica, ma anche proiettarla al futuro.
E qui la riflessione si fa affilata. «Il centenario non dovrà essere una celebrazione “da Pro Loco, ma l’occasione per una seconda fondazione: un momento di riflessione collettiva su prospettive economiche, sociali e culturali, capace di produrre una visione strategica all’altezza di quella che è la seconda città del Lazio. Non basta celebrare il passato - conclude - bisogna rilanciare sul futuro con proposte di qualità e serve una classe dirigente fatta di intellettuali, giovani generazioni, imprenditori e amministratori capace di guardare Latina con uno sguardo nuovo e più ambizioso, per quello che potrebbe essere e non per quello che oggi è nelle sue potenzialità mai realizzate».
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