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Il caso

Resta in carcere lo straniero che ha cercato di sequestrare il bimbo

Il giudice ha convalidato l'arresto e confermato la custodia cautelare. L'iracheno si difende: "Ero ubriaco". La difesa chiede la video sorveglianza

Resta in carcere lo straniero che ha cercato di sequestrare il bimbo

Resta in carcere il cittadino iracheno di 34 anni arrestato domenica sera, dai poliziotti della Squadra Volante, per il tentativo di rapimento del bimbo di appena cinque mesi nel parcheggio del supermercato Carrefour in zona Piccarello. A margine dell’interrogatorio celebrato dietro le sbarre della Casa Circondariale di via Aspromonte, il giudice per le indagini preliminari Paolo Romano ha convalidato l’arresto e ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, confermando la misura restrittiva adottata dal pubblico ministero, il sostituto procuratore Simona Gentile.

Dal canto suo lo straniero, entrato nel nostro paese in condizione di clandestinità, ma a suo dire ospitato a Latina nel dormitorio per l’emergenza freddo, si era difeso dalle accuse a lui rivolte rispondendo alle domande del giudice. Assistito dall’avvocato Francesco Cossa, il cittadino iracheno deve rispondere del tentativo di sequestro di persona, avendo afferrato il seggiolino sul quale era legato il neonato, all’interno dell’auto dei genitori, dopo essere stato sorpreso e allontanato da altre persone che lo avevano sorpreso con fare sospetto tra le auto in sosta davanti al market. L’indagato ha raccontato al giudice la sua storia difficile, premettendo di essere scappato da Mosul, in Iraq, nel lontano 2013 dopo che la sua famiglia era stata sterminata. Avrebbe lavorato per un certo periodo in Germania, prima di spostarsi in Svizzera e infine stabilirsi a Como, dov’era rimasto fino a qualche settimana fa, quando aveva scelto come destinazione Latina, avendo saputo che nel territorio pontino avrebbe potuto trovare lavoro nei campi nei mesi estivi. Ma intanto viveva in strada, ospitato appunto nel dormitorio. Sui fatti di domenica sera ha spiegato di essersi ubriacato bevendo, a suo dire, un’intera bottiglia di whiskey e di avere cercato di raggiungere il supermercato Carrefour per mangiare.

Insomma, lo straniero ha cercato di giustificare il proprio comportamento con lo stato di ebbrezza. Al giudice ha raccontato di essersi trovato circondato da quelle persone, ma di non essersi reso conto di quello che stava succedendo. Come ricostruito invece dalla Polizia sulla base delle dichiarazioni rese da un testimone e dalla madre del bimbo di cinque mesi, il cittadino iracheno aveva aperto lo sportello dell’auto, nonostante la donna si trovasse all’interno dell’abitacolo, aveva a cercato di tirare via il seggiolino installato sul sedile posteriore.

Dal canto suo il difensore dell’indagato, l’avvocato Francesco Cossa, aveva invocato la scarcerazione, parlando di un caso sociale che non può essere gestito con la custodia cautelare in carcere. «Nonostante la gravità del fatto riportato - sottolinea il difensore - l’assenza di un mezzo di spostamento e di una dimora, ma anche di attrezzature idonee, rappresentano una realtà non compatibile con il reato di sequestro di persona contestato all’indagato. Non era in grado di perseguire la condotta che gli viene contestata, tra l’altro tenendo conto che erano presenti dei testimoni e all’interno dell’auto c’era anche la madre del bimbo». Al tempo stesso il legale ha chiesto l’acquisizione, agli atti del procedimento, dei filmati di video sorveglianza delle telecamere esterne del supermercato: a quanto pare non riprendono la scena costata l’arresto allo straniero, ma potrebbero provare il suo stato di alterazione a causa dell’ebbrezza.

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