Giudiziaria
10.04.2026 - 11:30
Una volante della polizia
Una testimonianza quella di ieri davanti al collegio penale che potrebbe rappresentare una svolta nel processo a carico di due imputati, Gianfranco Mastracci ed Alex Tornese, difesi dagli avvocati Sandro Marcheselli, Alessia Vita e Stefano Iucci. Il processo deve far luce su una violenta aggressione consumatasi tra il primo ed il 2 aprile dello scorso anno, in un appartamento di via San Carlo da Sezze a Latina dove la vittima, Luca De Bellis, era agli arresti domiciliari e dove due soggetti lo aggredirono e fuggirono via dopo aver messo a soqquadro la sala e avergli strappato a morsi una parte dell’orecchio. A parlare infatti, è stata chiamata una amica di De Bellis che quel giorno era in casa con lui - «sono consapevole che non potevo stare lì visto che era ai domiciliari» ha ammesso - e che ha raccontato di quegli interminabili minuti, forse appena cinque, tra lo squillo del citofono, e l’aggressione subita dalla vittima. «Ha riconosciuto una delle due voci» ha detto la ragazza che ha riferito che quando ha risposto al citofono, dall’altra parte non vi fosse nessuno, poi qualche istante dopo qualcuno ha suonato e bussato alla porta dell’appartamento. «Lui ha preso un coltello e mi ha detto di andare in camera. Mi ha chiuso in camera prima di andare ad aprire la porta». Poi la ragazza ha detto di aver sentito il trambusto e di aver rivisto De Bellis a cose finite, insanguinato e dolorante. «A quel punto me ne sono andata».
Un elemento importante visto che la vittima avrebbe affermato di aver impugnato un coltello a seguito dell’aggressione, nelle fasi dell’aggressione. Dopo la ragazza hanno parlato anche gli investigatori della Squadra Mobile che hanno ricostruito le fasi che hanno portato all’individuazione di uno dei due ricercati, il Tornese (Mastracci fu irreperibile per oltre due settimane prima di costituirsi) che secondo gli inquirenti sarebbe stato “usato” come cavallo di troia per accedere all’appartamento. De Bellis infatti, probabilmente non avrebbe aperto nemmeno il portone sapendo che a suonare era Mastracci. Gli operanti hanno anche riferito delle attività della Squadra Scientifica dopo l’accesso all’abitazione del Bellis.
Quindi è stata ascoltata anche l’attuale compagna del Mastracci che avrebbe prestato all’uomo la vettura usata quel giorno. L’accusa e il “nuovo” reato Ai due imputati viene contestata una fattispecie di reato introdotta nell’ordinamento dall’articolo 583 quinquies del codice penale nell’ambito delle riforma che ha previsto anche il “codice rosso”: deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso. Il nuovo articolo infatti, punisce con la reclusione da 8 a 14 anni chiunque cagioni uno sfregio permanente che alteri l’armonia o deformi l’aspetto di una persona. Una fattispecie di reato che doveva rispondere ad una serie di casi eclatanti in cui le vittime vennero sfregiate in modo molto grave con l’uso di acidi. Si va quindi oltre allo “sfregio” del viso visto che questo reato punisce le lesioni permanenti dell’aspetto in modo così pesante. In provincia di Latina è di fatto il primo caso che prevede questa accusa.
L’incognita: il movente
Al momento la questione che ancora non sembra essere stata accertata, è quella del movente. Un’aggressione tanto violenta, tanto studiata (l’uso di un soggetto che non avrebbe messo in allarme la vittima) e una reazione altrettanto violenta (De Bellis avrebbe sferrato diversi fendenti contro gli aggressori) potrebbe essere legata non solo a questioni personali, ma anche, magari, a questioni di droga visti i precedenti dei soggetti in causa. Il processo è stato quindi rinviato alla prossima udienza fissata al prossimo 28 maggio quando saranno ascoltati altri testimoni dell’accusa (pubblico ministero Giuseppe Caporotundo) e poi l’11 giugno toccherà alle difese.
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