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L'evento

Musica e brindisi, l'inizio più bello, la bella tradizione del Campus

Successo per il Concerto di Capodanno ospitato al Teatro D'Annunzio di Latina

Musica e brindisi, l'inizio più bello, la bella tradizione del Campus

Qualche posto vuoto non è mai un bel vedere quando si parla di teatro, e dispiace ancora di più in occasioni come il Concerto di Capodanno che alla sua 34esima edizione, curato dalla Fondazione Campus Internazionale di Musica e fortemente voluto dal Comune di Latina, rinnova una tradizione che  intende significare molte cose: simboleggiare un speranza per il futuro, auspicare un sana  rinascita, portare bellezza tra la gente e fare sì che le persone si ritrovino unite in un contesto che avvicina. Forse quei  posti vuoti - fortunatamente molto pochi - dell’altra sera al D’Annunzio, suggeriscono che le intenzioni sopra citate in un momento storico  non facile a livello nazionale e mondiale  come quello attuale, devono lentamente rifare breccia negli animi. Ci vorrà tempo, e grande fiducia che ormai solo fatti concreti  possono alimentare.

 È una piccola considerazione, prima di entrare nelle emozioni di una serata davvero speciale,  che ha visto l’Orchestra Territoriale Tartini diretta dal Maestro Antonio Cipriani, esibirsi per due ore con un programma di alta qualità, introdotto pezzo per pezzo dalla voce della giovane attrice Giulia Turetta. Sul palco, ad impreziosire l’evento, il soprano Giulia Costantini, reduce dal Verdi Festival.
L’ingresso dell’Orchestra e del Maestro, è stata preceduta dai saluti del sindaco Matilde Celentano che ha lodato la gloriosa storia della Fondazione Campus, rappresentata al suo fianco dalla Presidente Elisa Cerocchi,  grata per quelle parole  e luminosa come sempre.
 È stato questo il primo momento per rivolgersi gli auguri, poi suggellato dal brindisi finale del foyer, al quale gli spettatori sono stati invitati da Barbara Palombo (Fondazione Italiana Sommelier Latina).
L’Orchestra Territoriale Tartini non si è risparmiata, confermando doti e  talenti già evidenziati anche recentemente per il tanti concerti che l’hanno vista al centro dei riflettori negli ultimi mesi. 
L’Ouverture del  Barbiere di Siviglia ha dato il via alla musica con i ritmi lenti dell’introduzione e  l’allegro che precede il celebre  crescendo rossiniano. Invitata sul palco,  Giulia Costantini è stata accolta dagli applausi, che si sono rafforzati al termine della sua esibizione: ha dato voce prima alla protagonista di “Romeo e Giulietta” di Charles Gounod con   “Je veux vivre” - inno alla giovinezza e alla voglia di libertà propria di quegli anni -; e poi alla Lauretta che in “O mio babbino” dal Gianni Schicchi di Puccini,  rivolge al padre la supplica di  aiutarla ad andare sposa a Rinuccio.
L’intermezzo della  Cavalleria Rusticana di Mascagni, ha trasportato la sala  nella Sicilia rurale  abitata dai personaggi della novella di Giovanni Verga e nel fascino dell’opera del compositore livornese. Belle emozioni ha suscitato anche il confronto tra  il verismo musicale di Puccini  (“Quando mpen vo’”, da La Bohème) e la travolgente potenza di Giuseppe Verdi (“Sempre libera” da La Traviata).
Terminata la prima parte del concerto, il Maestro Antonio Cipriani e l’Orchestra Territoriale Tartini hanno portato il pubblico a Vienna, con un lungo omaggio al Re del valzer, Johann Strauss II, terminato tra gli applausi del pubblico sulle note di ‘Sul bel Danubio’, seguito dal Can Can di Jacques Offenbach e dalla Marcia di Radetzky, con Cipriani pronto a guidare gli spettatori a battere le mani a tempo con la musica.
 Il Concerto di Capodanno si è concluso con un  tributo ad Ennio Morricone, tra la dolce nostalgia evocata da “Nuovo Cinema Paradiso”  e le  immagini richiamate alla mente da “C’era una volta il West”. “Per un pugno di dollari”, e dalle  due Suite  “The Mission” e “Western”.
Alla fine il pubblico, visibilmente  coinvolto,  aveva voglia di ascoltare ancora.  Il Maestro Cipriani ha così ceduto all’insistenza dell’applauso e  ha concesso due bis, chiudendo di nuovo sulle note martellanti di Radetzky e della celebre Marcia militare che Johann Strauss compose nel 1848, ma che svuotata dal suo significato originale è diventata un simbolo di gioiosa e corale  partecipazione.
 Il pezzo forte che non può mancare.

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