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L'intervista

"Pur di far spettacolo", tappa zero a Gaeta. Paolo Belli: "Ci porterà bene"

Sul palco dell'Ariston il 15 febbraio. L'intervista al Maestro, la forza delle energie, le 'incursioni' di Luca Velletri

"Pur di far spettacolo", tappa zero a Gaeta.  Paolo Belli: "Ci porterà bene"

Una data zero e un tour nazionale che la  vede di nuovo sulle scene teatrali. Come vive questo ritorno sul palco?

«Non nascondo che, come sempre, c’è nel cuore una grande voglia di cominciare  e allo stesso tempo il desiderio che non cominci  mai,  per l’ansia che provo. Questo è il tour  3.0, evoluzione del primo  ‘Pur di far musica’, e del 2.0 ‘Pur di far commedia’. Racconteremo con molta ironia che cosa succede davvero quando si prepara un tournéé, tutte le situazioni buffe e comiche del dietro le quinte che la gente non vede in televisione. C’è molta verità, ci sono storie concrete, e si ride anche parecchio. Sul palco non vedrete semplici attori ma sette musicisti della mia band che praticamente recitano la propria vita. Che cosa vogliamo dimostrare alla fine? Che ‘nessuno regala niente’,  e che dietro la perfezione di un tour ci sono  un grande lavoro e tanto spirito di sacrificio. Mi chiedo come andrà questa volta: il pubblico replicherà le sue standing ovation o avrà fretta di andare a casa?».

 Insieme a lei  troviamo questa volta anche Anastasia Kuzmina, la sua  splendida coach  a Ballando con le stelle...
 «Raccontiamo pezzi di vita, e quindi nel mio caso come un artista debba adattarsi a tutto, anche a ballare. Anastasia è una persona meravigliosa, ma sul lavoro è un’atleta rigidissima, e noi  mostreremo  il lato comico di questo contrasto».

Il pubblico l’ama sempre di più, continua ad apprezzare  l’artista  ma ha avuto modo di conoscere nell’ultimo anno anche  le doti e i sani  valori dell’uomo. A Ballando con le stelle, ad esempio, ha dimostrato verso la giuria un grande  rispetto nonostante certi giudizi amari.
«A  me pare di avere fatto una bruttissima figura ballando (ride), mi sentivo in imbarazzo, però ho cercato di essere professionale, di dare il massimo, di ascoltare anche  idee che non condividevo. Sì, forse sono stato  bravo, sicuramente  coerente con me stesso».

Tra gli elementi della sua band che vedremo in  tour con lei, c’è anche  il Maestro Luca Velletri, noto  musicista pontino?
«Ci sarà con qualche incursione. Luca Velletri è un musicista che fa paura da quanto è bravo, e ha un’umanità impressionante. Io gli dico sempre che è un jukebox vivente, ha un know out impressionante e una meravigliosa umiltà».

La data zero dello spettacolo va in scena in una  città bellissima, Gaeta,  che tra l’altro si candida  a Capitale Italiana del Mare. Che  cosa ama di più di questi luoghi?
«Non solo mi piace Gaeta ma anche la sua gente. Qui  mi vogliono tutti bene, mi trattano come  se fossi un loro concittadino. Se tanto mi dà tanto, quale migliore auspicio per questo debutto?  Devo dire che la terra pontina mi ha sempre accolto con affetto, e fatto lavorare anche quando le cose non andavano al meglio. Ho amici a Gaeta, Aprilia, Formia e a  Latina. Amo l’entroterra oltre al mare. A Gaeta poi ci sono delle strutture alberghiere bellissime, una persona  arriva per fermarsi un giorno e  non vorrebbe più andare via».

Hanno colpito molto le sue dichiarazioni nel salotto di Verissimo, intervistato da Silvia Toffanin.  Parlando della malattia di sua moglie e di come insieme  avete combattuto e vinto questa difficile  battaglia, è emerso  un uomo generoso, altruista, tenace e sognatore. Rivoluzionario direi,   in tempi ‘aridi’ come i nostri.  Ma lei pensa veramente che l’Amore vinca su tutto? 
«Sì, la mia esperienza  dice di sì. Vengo da un paesino dell’Emilia, lontano dallo show business, ma ho realizzato i miei sogni condividendo energia con gli altri. Non ho avuto un papà potente e non ho potuto avere figli, ma ho costruito una bella famiglia e svolgo il lavoro che sognavo di fare. Tutto questo anche  perché ho cercato di dare agli altri ciò che avrei desiderato ricevere. Se semini vento raccogli tempesta ma se condividi, tutto torna indietro. Ognuno di noi ha una propria energia e se ne rendi partecipi gli altri, quella stessa  energia ti rinforza».

Nei momenti in cui le cose sembrano crollare, quindi Paolo Belli prende la sua energia da...?
«Da ciò che mi circonda,  dalla famiglia, dalla musica, dai miei cani e anche dalle ‘batoste’ della vita. Ho imparato a smussare gli angoli e a fare tesoro delle difficoltà, tenendo nel mezzo bicchiere pieno le cose che contano.  De Gregori in ‘Viaggi e miraggi’ canta che gli angoli diventano curve nella memoria. Ecco, io ho imparato a smussarli».

Vorrei farle una  domanda, ma non per alimentare polemiche anche perché già so che ‘pollice su o  giù’ non fa per Paolo Belli. Gliela porgo allora così:  se le avessero chiesto di interpretare l’Inno d’Italia alle Olimpiadi, lo avrebbe fatto a suo modo, con una nuova lettura, oppure no?  
«Lo avrei fatto esattamente come va fatto,  ‘para para’!,  Ma questo è nel  mio personale stile, un senso di rispetto verso l’opera. Non giudico quindi lo stile degli altri, né mi permetto con  l’interpretazione di Laura Pasini. Mettiamola così, ognuno ha la sua bellezza stilistica».

“Pur di far spettacolo”, dopo la data zero di domenica 15 febbraio a Gaeta,  sarà in scena al Teatro Troisi di Napoli (dal 26 febbraio all’8 marzo), al Teatro delle Muse di Ancona (29 marzo), al Teatro Parioli di Roma (12 aprile) e al Teatro Curci di Barletta (26 aprile).  Lo spettacolo è scritto insieme ad Alberto Di Risio. anche regista. Biglietti  in vendita sui circuiti ufficiali online e presso i botteghini dei teatri.

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