Il caso
21.05.2025 - 15:00
Un odore acre e pungente, un silenzio rotto solo dai lamenti sommessi di decine di gatti malati: è lo scenario che si sono trovati davanti i volontari dell’associazione Qua La Zampa entrando nella casa di campagna di una donna a Velletri. Oltre cinquanta felini vivevano in condizioni igienico-sanitarie terribili, alcuni persino morti. La donna, un’accumulatrice seriale di felini, li teneva tutti nella sua abitazione, ignara o indifferente al loro stato di sofferenza.
Il primo allarme risale ai primi giorni di aprile, quando sui social iniziano a circolare appelli accompagnati da immagini e testimonianze forti. I primi a intervenire sono loro, una rete fatta di gattili, associazioni, volontarie che si muovono senza clamore ma con urgenza: non si può più aspettare, le istituzioni ancora non ci sono. Pochi giorni dopo, il quadro si fa più nitido. Almeno 25 cuccioli e altri 30 adulti affollano le stanze della casa, molti necessitano di cure urgenti, alcuni sono completamente ciechi. «Non possiamo mandarli al canile», implorano i volontari, chiedendo aiuto per trovare stalli temporanei. Intanto arrivano le prime donazioni: cibo, farmaci, coperte. Ma servono anche mani, tempo, cuore. Le settimane passano, e se da un lato cresce la rete di chi aiuta, dall’altro si contano nuovi casi. Tra questi, una gattina di due anni, piccola come un cucciolo di cinque mesi, affetta da megaesofago.
I primi salvataggi riescono. Qualche “anima fortunata” trova riparo altrove, mentre le condizioni sanitarie cominciano a migliorare grazie al lavoro incessante dei volontari. A inizio maggio, arriva anche l’intervento della Asl: parte una campagna di sterilizzazione obbligatoria, un’operazione complessa ma necessaria per ridurre il numero di animali e restituire loro dignità. «Non è finita, ma è un inizio», scrivono sui social i volontari di Qua La Zampa, mostrando i progressi dei mici curati. Gioia, una delle gattine salvate, ora riesce a mangiare. Un’altra, con una profonda ferita al collo, sta guarendo.
La donna, al centro di questa vicenda, continua a vivere in quella casa.
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