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In aula

Abusi sessuali e maltrattamenti, condannato a sette anni

La donna aveva denunciato il suo ex. Ieri sera la sentenza del Tribunale

Abusi sessuali e maltrattamenti, condannato a sette anni

Condanna a sette anni e sei mesi di reclusione nei confronti dell’uomo residente a Pontinia, ritenuto il presunto responsabile del reato di maltrattamenti e  violenza sessuale. P.N.,  queste le sue iniziali, doveva rispondere anche di stalking nei confronti della sua ex, una donna di origine sudamericana.  Il reato è stato riqualificato dal Tribunale di Latina in minacce aggravate. Disposto il risarcimento del danno nei confronti della parte civile da risarcire in separata sede.  E’questa la sentenza emessa ieri sera, pochi minuti prima delle 19,  dal Collegio Penale del Tribunale di Latina  presieduto dal giudice Mario  La Rosa e composto dai giudici Valentina Mongillo e Elena Sofia Ciccone. Nel corso della sua requisitoria il pubblico ministero Marina Marra ha ripercorso i fatti contestati e ha messo in luce gli elementi che hanno portato a chiedere la penale responsabilità dell’imputato. Al termine del suo intervento il magistrato inquirente ha chiesto  8 anni e sei mesi. Una prospettazione a cui si è associata la parte civile,  rappresentata dall’avvocato Maddalena Di Girolamo. L’avvocato Ugo Bianchetti che difende  l’imputato - nel corso dell’arringa - ha chiesto per il proprio assistito l’assoluzione sostenendo la fragilità dell’impianto accusatorio e l’inattendibilità del narrato della vittima. In subordine ha chiesto la derubricazione del reato da atti persecutori in minacce.  I fatti contestati che hanno portato prima all’arresto e poi alla condanna dell’uomo sono avvenuti tra Latina e  Pontinia nell’estate del 2024.  

In base a quanto è emerso l’imputato non aveva accettato la fine della relazione sentimentale con la donna ed era esplosa la violenza con minacce di morte e abusi sessuali. Secondo quanto ipotizzato  gli atteggiamenti sarebbero stati aggressivi e la donna - come riferito nel corso del processo -  sarebbe stata costretta a subire rapporti sessuali contro la sua volontà. In aula aveva deposto anche un’amica della parte offesa che aveva raccontato le minacce subite dalla vittima. In un caso l’imputato le aveva messo un coltello puntato alla gola.
La denuncia era stata presentata ai  Carabinieri che avevano svolto le indagini ricostruendo i fatti. Nei confronti di P.N., era stata emessa dal gip del Tribunale di Latina un’ordinanza di custodia cautelare e l’uomo è in carcere.    Durante la relazione sono iniziati i conflitti nella coppia ed è esplosa la violenza a causa - secondo quanto riferito dalla parte offesa -  della gelosia dell’uomo. Nel dibattimento aveva testimoniato proprio  la vittima nel corso di una deposizione  difficile dove la donna  aveva chiesto anche un separè per non vedere l’imputato e in alcuni frangenti ha pianto alzando anche la voce durante il suo racconto al punto da essere ripresa dal giudice: «Non siamo a teatro, non si può andare a ruota libera» aveva detto il magistrato.  Quando la pubblica accusa le aveva chiesto il motivo per il quale non fosse andata in ospedale per farsi refertare, aveva detto di essere stata minacciata. Le motivazioni saranno depositate tra novanta giorni, la difesa ha annunciato che presenterà ricorso in Corte d’Appello. Disposta la perdita di efficacia per la misura restrittiva relativa al reato di atti persecutori.

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