Il fatto
07.02.2026 - 07:29
Mentre Marco Travaglio si esibiva sul palco del teatro D’Annunzio di Latina, giovedì sera, qualcuno è riuscito a introdursi nel camerino a lui riservato, per rubare tra due computer portatili e un tablet conservati tra i suoi effetti personali. Un furto piuttosto singolare, consumato con estrema facilità in uno spazio accessibile a poche persone. Perché stando ai primi riscontri, non sembra plausibile che l’autore dell’intrusione abbia potuto utilizzare accessi alternativi a quello adiacente alla platea. In ogni caso chi ha agito può anche avere approfittato di un momento di distrazione del personale di servizio, ma doveva conoscere molto bene la disposizione dei locali.
A fare la scoperta del furto è stato lo stesso Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, tornando nel camerino al termine dello spettacolo: stando a quanto ha dichiarato al momento di formalizzare la denuncia in Questura, all’appello mancavano il suo pc portatile e quello della segreteria, oltre a un tablet. Il ladro tuttavia non ha toccato il portafogli del giornalista, o forse non l’ha visto. Per gli accertamenti sono intervenuti i poliziotti della Squadra Volante, che hanno effettuato un accurato sopralluogo nel camerino e hanno visionato tutte le possibili vie d’accesso.
A quanto pare non sono stati riscontrati segni di forzature. La porta del camerino non era chiusa a chiave, ma giovedì sera, durante lo spettacolo, era accessibile solo dalle quinte attraverso una porta adiacente al palco e alla platea, mediante locali comunque presidiati dal personale di servizio. Sembra esclusa la possibilità che l’autore del furto possa avere raggiunto il camerino di Travaglio da una porta sul retro: era chiuso il cancello del cortile interno, quello che affaccia su via Oreste Leonardi, e scavalcarlo sarebbe stata un’impresa impossibile perché le sbarre coprono l’intero spazio del varco di accesso. Insomma, chi ha rubato i computer e il tablet di Travaglio, deve essere passato per forza dall’ingresso principale.
L’assenza di telecamere di video sorveglianza all’interno e intorno al palazzo della cultura, naturalmente, non fa altro che complicare il lavoro degli investigatori nella ricostruzione di un episodio che rischia di prestarsi a una serie di interpretazioni sul furto dei computer utilizzati da un giornalista scomodo come Marco Travaglio.
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