Una delle prove più importanti dell’accusa di maltrattamenti in famiglia a carico di una quarantenne del capoluogo è arrivata nel corso dell’udienza di ieri mattina, fornita dalla consulente del pm, Alessia Micoli, e afferente la capacità delle figlie minori che non sono state ritenute suggestionabili, bensì pienamente capaci di riferire in modo congruente i fatti, nonostante la loro tenera età. La perizia si era resa necessaria per stabilire se le dichiarazioni delle bambine potessero essere inserite nel procedimento in corso e che vede imputata, appunto, la mamma. Per questo la psicologa le ha incontrate e ascoltate prima dell’udienza di ieri mattina.
La più grande delle bambine aveva, infatti, solo 12 anni all’epoca dei fatti contestati. Sullo sfondo una storia di angherie che sarebbero state attuate dalla donna nei confronti del marito con continue minacce e denigrazioni, nonché verso le due figlie piccole e ciò fino al 2024, quando la donna è andata via di casa. Fino a quel momento il marito aveva subito un prolungato maltrattamento soprattutto psicologico ma poi ha scoperto che lo stesso avveniva sulle bambine e la maggiore delle due aveva anche registrato alcune minacce e offese della mamma, senza però trovare il coraggio di farle ascoltare a nessuno. La donna, difesa dall’avvocato Giuseppe Fevola, ieri non era presente in aula.
E’ stato invece sottoposto ad esame, il marito che è costituito parte civile per se stesso e quale esercente la potestà genitoriale per le figlie, tramite gli avvocati Silvia Siciliano ed Elena Simeone. L’uomo ha sostenuto una lunga escussione, durata quasi un’ora e mezza e nel corso della quale ha ricostruito il «clima familiare» e le frequentissime sfuriate della donna, che aveva un atteggiamento minaccioso e denigratorio, pur non avendo mai alzato le mani o usato violenza fisica verso la vittima.
Edizione Digitale