Nuova appendice giudiziaria per l’inchiesta sulla rivolta in carcere. Mattia Spinelli, ritenuto uno dei leader dello spaccio ai Palazzi Arlecchino, ha presentato ricorso davanti ai giudici della Corte di Cassazione. Una volta depositate le motivazioni dal Tribunale del Riesame di Roma, gli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti, per l’inchiesta sulla sommossa nella casa circondariale di via Aspromonte, hanno presentato ricorso davanti ai giudici della Suprema Corte: il proprio assistito non era stato sottoposto all’interrogatorio preventivo. Il provvedimento restrittivo firmato dal gip del Tribunale di Latina era stato parzialmente annullato dai magistrati romani lo scorso gennaio. Nelle motivazioni i giudici sottolineano che: «manca la gravità indiziaria in relazione al delitto della rivolta in carcere che non c’è una definizione chiara della condotta rivolta».
Il Riesame ha ripercorso i fatti. Oltre a Spinelli il provvedimento restrittivo aveva riguardato anche Matteo Baldascini e Nico Mauriello detto Spadino. Altri tre detenuti erano stati indagati a piede libero. «La condotta posta in essere portava non solo gli agenti di polizia penitenziaria a doversi ritirare al margine del corridoio, non potendo - fino all’intervento di una squadra antisommossa - riportare l’ordine nel reparto» è riportato nelle carte dell’inchiesta. «Anche gli altri detenuti avevano chiuso le porte blindate per proteggersi da eventuali fiamme o esplosioni e di conseguenza della situazione di grave pericolo che si era venuta a creare». Agli atti dell’inchiesta le foto che testimoniano i danni subiti agli arredi della struttura che ammontano a 1420 euro. Sul fronte delle esigenze cautelari il Riesame - presieduto dal giudice Maria Agrimi e composto dai magistrati Lucia Paoloni e Francesco Jacinto - ha messo in luce il pericolo di reiterazione del reato: «ritenuto concreto e attuale in relazione alla modalità delle gravi condotte, indicative di aggressività e prepotenza anche verso le forze dell’ordine, pervicacia criminale e noncuranza verso le regole di convivenza nel partecipare a tali attività di “guerriglia” pericolose per le forze di polizia penitenziaria per gli altri detenuti e per le strutture».
Spinelli è detenuto in carcere per il reato di stalking, tentata estorsione e lesioni personali. Le ordinanze di custodia cautelare erano state notificate lo scorso dicembre. Aveva impugnato il provvedimento restrittivo anche un altro indagato Matteo Baldascini, difeso dall’avvocato Alessia Vita. Anche per la sua posizione il Riesame aveva parzialmente accolto il ricorso della difesa.