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L'intervista al presidente della provincia uscente

Appia, scuole e cultura: Stefanelli, un mandato al servizio di tutti

Dal lavoro al voto, il bilancio: «Ora in via Costa un nome che completi l’intero mandato. Ma non si perda il metodo»

Appia, scuole e cultura: Stefanelli, un mandato al servizio di tutti

Gerardo Stefanelli mi accoglie nella sua stanza, ma non dalla poltrona dietro la scrivania istituzionale. Mi invita a sedermi al tavolo circolare. Dice che è lì che lavora davvero. Un tavolo orizzontale, senza capi né gerarchie visibili, dove tutti sono allo stesso livello e ciascuno è chiamato a portare il proprio contributo. È da questo spazio, prima ancora che da un ruolo, che prende forma il racconto di un mandato. Presidente uscente della Provincia di Latina, quattro anni segnati dalla ricerca dell’equilibrio istituzionale e dalla convinzione che le esperienze più efficaci sul territorio pontino nascano dal basso, dal dialogo tra i Comuni, dalla capacità di riconoscere e tenere insieme identità e interessi delle comunità. Una gestione improntata alla collaborazione, nella quale la Provincia ha provato a tornare ad essere luogo di sintesi, di ascolto e di sussidiarietà, anche dentro i limiti imposti dal suo assetto istituzionale.

Lei ha chiamato la relazione di fine mandato “La Provincia di tutti”: cosa significa concretamente, guardando a questi quattro anni di lavoro e alle relazioni con i sindaci, le parti sociali, il mondo delle scuole e dell’associazionismo? Significa riportare la Provincia al centro delle dinamiche territoriali, aprendola a tutti e trasformandola in un vero strumento di sussidiarietà. In questi anni abbiamo sostenuto realtà e Comuni anche oltre i confini più rigidi delle competenze, dimostrando che la Provincia può avere un ruolo concreto anche nell’assetto previsto dalla legge Delrio. Con maggiori deleghe regionali, questo ruolo potrebbe essere ancora più incisivo.

Quali sono, secondo lei, gli esempi più concreti di sinergie che siete riusciti ad attivare tra i 33 Comuni del territorio? Il progetto più rappresentativo è stato “Appia Regina Viarum”, che ha unito l’intera provincia, dal mare alle aree collinari, coinvolgendo tredici Comuni e circa cinquanta tra scuole e associazioni. Ha restituito il senso di un territorio unico e di una sfida condivisa. Un altro esempio concreto di sinergia è rappresentato dal progetto Global Health, in collaborazione con l’ASL, che ha aperto le nostre scuole a percorsi terapeutici innovativi sul disagio mentale, e “Con Guido fai strada”, per l’educazione alla sicurezza stradale. 

Nell’ambito delle competenze della Provincia in che modo Latina è riuscita a giocare un ruolo di ente intermedio, nonostante risorse, personale e margini di azione spesso limitati? Un esempio concreto è il contributo di oltre 600 mila euro dal bilancio provinciale ai Comuni per la viabilità locale, in un’ottica di solidarietà istituzionale. Non avveniva dai tempi del presidente Cusani.  Inoltre, attraverso la centrale unica di committenza e il coordinamento dei SUAP, la Provincia ha supportato i Comuni nelle gare PNRR e nell’adeguamento normativo. In futuro questo ruolo dovrà rafforzarsi soprattutto su digitalizzazione e cybersecurity, a sostegno dei Comuni più piccoli. 

Se dovesse indicare un progetto o una scelta amministrativa che ha fatto davvero la differenza per il territorio – magari meno visibile al grande pubblico – quale sceglierebbe e perché? Penso, ragionando con lei, alla settimana corta nelle scuole superiori, che ha restituito tempi di qualità ai ragazzi e alle famiglie. Ho chiesto ai dirigenti scolastici di attuarla e ha prodotto benefici concreti: un risparmio nei consumi energetici, un impatto positivo sull’ambiente e una riduzione dei costi e degli spostamenti. 

Lei è  stato eletto in un quadro politico ben definito, ma la Provincia resta un ente a forte carattere istituzionale: in questi anni si è sentito più “presidente di parte” o figura di garanzia per l’intero territorio? Mi sono sempre sentito e ho sempre operato come il sindaco dei sindaci, senza un’appartenenza partitica, pur facendomi guidare dai miei valori. Questi si sono tradotti in azioni concrete: l’attenzione ai ragazzi, il progetto della memoria, la dimensione europea, il contrasto al disagio psicologico giovanile, la sicurezza stradale e la valorizzazione della cultura, anche oltre le competenze dirette della Provincia. 

Guardando ai numeri delle delibere consiliari – 182 atti votati dal 2022 al 2025, di cui 119 approvati all’unanimità, emerge un elevato tasso di convergenza in Consiglio provinciale. Come si costruisce, nella pratica, questo clima di collaborazione? Con l’ascolto di tutte le esigenze, con il riconoscimento a ogni consigliere della propria rappresentatività, perché ognuno rappresenta una parte della popolazione, e con la consapevolezza che l’ente Provincia debba avere queste caratteristiche, essendo un ente istituzionale più che politico. 

Dal periodo della presidenza Medici in poi, si può parlare di un cambio di metodo nel governo della Provincia: cosa ha ereditato da quella stagione e cosa invece ha voluto cambiare?» Ho ereditato, grazie al lavoro di Medici, una segreteria tecnica dell’Egato efficiente e competente, con l’ingegner Umberto Bernola. Ho cercato di rafforzarne la visibilità, sia sul piano comunicativo sia nell’azione istituzionale,  e il ruolo nelle dinamiche del territorio, collaborando con scuole, associazioni e forze dell’ordine. Nei periodi di festa abbiamo sostenuto insieme ai dipendenti le associazioni che si occupano di persone più fragili. Un elemento di differenza rispetto al passato forse è stato il rapporto con il personale, che ho curato in modo particolare, convinto che i risultati camminino sulle gambe dei dipendenti. Da qui l’introduzione della polizza sanitaria integrativa per offrire maggiore tutela e valorizzare chi lavora per l’ente. 

Infine, sul piano personale: cosa le ha insegnato questa esperienza alla guida della Provincia, e quale immagine di questi anni le piacerebbe rimanesse nella memoria collettiva del territorio pontino? Questa esperienza mi ha insegnato soprattutto ad ascoltare di più. Se penso all’immagine che vorrei restasse di questi anni, ne emerge una in particolare, una fotografia. Vengo eletto il 20 dicembre; il 23 dicembre faccio una PET e capisco che qualcosa non va; il 3 febbraio arriva la diagnosi di linfoma e il 4 febbraio tengo il mio primo Consiglio provinciale, presentando le linee di mandato. Per tutto il primo anno ho convissuto tra la chemioterapia e il lavoro e, paradossalmente, è stato l’anno in cui ho lavorato di più. C’è una foto scattata durante il sesto ciclo di chemioterapia a cui sono molto legato: sono in aula consiliare, con gli effetti del cortisone evidenti, davanti alle telecamere, e sorrido. In quella foto ci sono la malattia, il lavoro e il sorriso. C’è tutto ciò che sono stato in quegli anni: le difficoltà, l’amore per il mio lavoro, la volontà di cercare luce anche nei momenti più duri. Se dovessi sceglierne un’altra, è quella che mi ritrae abbracciato a tanti sindaci e ai dipendenti della Provincia nella Sala Nervi del Vaticano, quando Papa Francesco ci ha benedetti per i novant’anni della Provincia. In quel momento mi sono sentito davvero il sindaco dei sindaci. 

Si voterà il 15 per l’elezione del nuovo presidente. È confermata l’ipotesi di una sua ricandidatura? Il mio impegno ed il mio unico interesse è che sia salvaguardato un metodo: quello per cui la Provincia rimanga un ente di tutti, così come l’abbiamo costruita durante il mio mandato. Comprendo e condivido le ragioni di chi ritiene che per questa carica si debba  ragionare in primis su un presidente  che abbia davanti la possibilità di compiere tutti e 4 gli anni di mandato. Darò serenamente il mio contributo affinché la cifra del nostro impegno amministrativo di questi anni e il metodo istituzionale siano   salvaguardati; ritengo, altresì, che sia opportuno tenere lontana questa discussione dalle beghe di parte. Tra l’altro dopo tutti questi anni in un ruolo prettamente ‘istituzionale’ non mi sento in grado di poter essere  interprete di posizioni di parte, pur essendo grato ed onorato  per gli attestati di stima che mi sono pervenuti da più parti.

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