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Il caso

Castriota al Csm: "Contatti tra Pm e giudici con una cartella condivisa sul pc"

Fanno discutere le affermazioni della giudice Castriota nell’audizione al Consiglio Superiore della Magistratura

Castriota al Csm: "Contatti tra Pm e giudici con una cartella condivisa sul pc"
Una cartella condivisa sul computer e contatti informali tramite telefonate tra pubblici ministeri e giudici. È una delle frasi contenute nella testimonianza resa dalla giudice Giorgia Castriota davanti al Consiglio superiore della magistratura che sta facendo discutere negli ambienti giudiziari e non solo.  La dichiarazione è emersa nel corso del procedimento disciplinare sull’ex procuratore aggiunto Carlo Lasperanza.  
Durante l’audizione davanti al Csm, la magistrata – oggi imputata in un procedimento penale dopo l’arresto del 2023 nell’inchiesta della Procura di Perugia – ha risposto alle domande sulla natura dei rapporti tra l’ufficio gip e i pm della Procura di Latina, in particolare nell’ambito dell’indagine che nel 2022 portò all’arresto dell’imprenditore Fabrizio Coscione, coinvolto in una vicenda di bancarotta. Alla domanda se le interlocuzioni tra giudici e pubblici ministeri avvenissero solo attraverso canali istituzionali, Castriota ha spiegato che esistevano anche altri strumenti di comunicazione. «Le interlocuzioni che avvenivano fra gip e Procura  – ha detto – erano da un lato tramite una cartella condivisa che stava sul computer, quindi avevamo modo di avere delle informazioni. Poi anche contatti informali, nel senso tramite telefonate». Poi la ex giudice ha fatto i nomi di alcuni pm con cui avrebbe avuto queste interlocuzioni.

Parole che inevitabilmente sollevano interrogativi, perché nel sistema giudiziario italiano il contatto diretto tra pubblico ministero e giudice su un procedimento è espressamente vietato, proprio per garantire la terzietà del magistrato chiamato a decidere. Ogni comunicazione dovrebbe infatti avvenire esclusivamente attraverso atti formali depositati nel fascicolo processuale, accessibili a tutte le parti. Nell’audizione Castriota parla di file condivisi sui pc.   Secondo quanto riferito dalla giudice, attraverso quel sistema magistrati e uffici potevano avere accesso a informazioni legate ai procedimenti, mentre in altre occasioni sarebbero avvenuti contatti telefonici informali.

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