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Gli investigatori dei carabinieri

Arrestato per il raid incendiario, si offriva per altri attentati

Durante un'intercettazione Christian Solito aveva proposto a un conoscente di bruciare un'auto per lui. In un altro caso ha esploso colpi di pistola

Arrestato per il raid incendiario, si offriva per altri attentati

Gli investigatori dei carabinieri che indagavano sull’incendio in un appartamento di Borgata Carrara, innescato lanciando una molotov all’interno la notte del 25 ottobre scorso, sono arrivati al 38enne Christian Solito mettendo in fila una serie di elementi utili, ma soprattutto lavorando con tenacia sin dalla notte dell’attentato, al quale erano scampati per un soffio il figlio dell’affittuaria,  destinataria del gesto, e la sua fidanzata. Perché se è vero che l’azione incendiaria è stata filmata da una telecamera di videosorveglianza del condominio, è anche vero che il solo filmato forse non sarebbe bastato per arrestare il latinense trapiantato a Bassiano, atteso oggi davanti al giudice delle indagini preliminari Mara Mattioli per l’interrogatorio di garanzia. Assistito dall’avvocato Italo Montini, deve rispondere dell’incendio, del porto della molotov quella notte, ma anche di una pistola, come emerso nel corso di un’intercettazione.

Il nome di Christian Solito, i carabinieri di Sermoneta, lo hanno appreso grazie a un’intuizione investigativa non del tutto scontata. Dopo l’incendio i militari avevano ascoltato i condomini e uno di loro ricordava di avere già visto la Fiat Punto utilizzata dall’attentatore, la usava appunto il latinense di 38 anni che più volte si era recato a casa della vittima. Si scoprirà successivamente che lui e la moglie erano amici dell’affittuaria di quella casa, assente la notte dell’attentato perché era stata trasferita in una casa famiglia nell’ambito di un inchiesta per maltrattamenti, da parte dell’ex compagno, poi archiviata. Ma non solo, perché quel condomino la Fiat Punto l’aveva fotografata, contrariato dal fatto che spesso occupava i parcheggi riservati agli inquilini. Analizzando la targa i militari dell’Arma avevano scoperto che era intestata a un familiare di Solito. Successivamente quest’ultimo ha cercato di disfarsene e dimostrare che non la usava, ma una serie di controlli stradali provano che la guidasse spesso quella Fiat Punto. Ciò che invece l’indagine non ha chiarito è il movente dell’incendio innescato lanciando la molotov nell’appartamento, perché Solito e la moglie non avevano un motivo apparente per un gesto del genere sebbene avessero troncato i rapporti dopo un diverbio: avevano amicizie in comune con la vittime, ma il sospetto che uno di loro avesse assoldato il raid è rimasto tale.
In ogni caso le intercettazioni ambientali hanno documentato la preoccupazione del principale indiziato mentre parlava con i congiunti, di fatto confermando il proprio coinvolgimento nell’incendio. Oltretutto mentre era intercettato aveva incontrato un soggetto a lui noto e gli aveva manifestato la necessità di lavorare, fino al punto di chiedergli se gli servisse di bruciare un’auto a qualcuno. Questo passaggio, secondo il pubblico ministero Martina Taglione, conferma che Christian Solito si prestasse abitualmente per azioni intimidatorie di questo genere. Comunque una successiva perquisizione aveva consentito di inchiodarlo, trovando in casa sua gli indumenti che aveva usato quella notte, una felpa rossa e un pantalone nero che riportavano segni di bruciature. L’auto poi gli era stata sequestrata mentre ne pianificava la vendita.
A sottolineare la caratura criminale di Christian Solito è anche il sospetto che possedesse una pistola di provenienza illecita. Intercettato mentre parlava con un congiunto, raccontava che un uomo gli avrebbe chiesto in prestito l’arma, ma non aveva accettato perché temeva che questo la utilizzasse in maniera sconsiderata. Ne parlava poi in un’altra occasione, mentre si trovava in macchina con un amico nella zona di piazza Orazio a Latina, quando il passeggero manifestava preoccupazione per il fatto che avessero l’arma con loro, rispetto alla possibilità di essere controllati dalle forze di polizia: quella stessa notte, era il 15 dicembre scorso, annotano gli inquirenti, i due si erano fermati in una zona di Latina Scalo tornando a casa e durante l’intercettazione si era sentito scarrellare la semiautomatica, poi l’esplosione di due colpi. In un’altra intercettazione ne parlava anche la moglie, di quella pistola, rassicurata dal fatto che in occasione della perquisizione non era stata trovata perché aveva fatto sparire “il ferro”.

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