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La decisione

Condanna irrevocabile, Malvaso deve demolire il palazzo di Borgo Piave

Un anno fa la Corte d'Appello confermava la sentenza del 2017 del Tribunale di Latina che aveva disposto l'abbattimento del fabbricato

Condanna irrevocabile, Malvaso deve demolire il palazzo di Borgo Piave
L’imprenditore Vincenzo Malvaso dovrà demolire l’edificio di Borgo Piave, come stabilito dal Tribunale di Latina nel luglio del 2017 e poi confermato lo scorso anno dalla Corte d’Appello di Roma che hanno riconosciuto l’ex Consigliere comunale colpevole delle violazioni urbanistiche commesse realizzando lo stabile finito al centro di un’inchiesta del 2013. L’ordine di ripristinare i luoghi entro sessanta giorni, quindi, è scattato per effetto del primo procedimento penale che aveva interessato l’area di Borgo Piave e non riguarda la nuova inchiesta, quella avviata due anni fa, quando l’impresa di Malvaso aveva ripreso i lavori per il completamento del palazzo, sequestrato di nuovo il 30 marzo del 2024. Anzi, la demolizione stabilita dai giudici conferma che la riapertura dei cantieri era illegittima, su più fronti tra l’altro.
L’ingiunzione a demolire è stata notificata nei giorni scorsi a Vincenzo Malvaso, in qualità di amministratore unico della Piave Costruzioni srl proprietaria del terreno e quindi beneficiaria del permesso di costruire, su mandato dell’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Roma, ma è il frutto del percorso processuale sostenuto dall’ex Consigliere comunale. L’inchiesta coordinata dall’allora pubblico ministero Gregorio Capasso, di recente nominato procuratore di Latina, sulla base delle indagini svolte dal Nipaaf dell’allora Corpo Forestale, aveva dimostrato come la proprietà della società amministrata da Malvaso avesse beneficiato di una volumetria maggiore conferita in maniera illecita, viziata da un abuso d’ufficio che aveva tirato in ballo anche l’assessore all’urbanistica , il progettista e i tecnici comunali, attraverso l’adozione della variante al Piano Particolareggiato Esecutivo del borgo, successivamente annullato insieme agli altri, questioni poi confluite nell’inchiesta “Olimpia”. L’abuso d’ufficio nel frattempo è stato abrogato, ma è rimasta in piedi l’accusa per la violazione in materia urbanistica, per la quale è stato riconosciuto colpevole Vincenzo Malvaso. In primo grado l’imprenditore aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato, quindi all’evidenza delle prove, senza dibattimento, ma con uno sconto di un terzo sulla pena, e il giudice per l’udienza preliminare Pierpaolo Bortone il 17 luglio 2017 lo aveva riconosciuto colpevole, stabilendo la pena in un anno e otto mesi di reclusione e la demolizione dell’edificio composto da 23 appartamenti più un neozio, viziato dalla procedura riconosciuta illecita. Poi lo scorso anno la Corte d’Appello aveva ridotto la pena a sei mesi (sospesa) riconoscendo Malvaso colpevole della violazione urbanistica per l’abrogazione dell’abuso d’ufficio. Oltrettutto l’imprenditore aveva rinunciato alla prescrizione, forte dell’assoluzione nel processo “Olimpia” che inglobava anche la vicenda delle varianti dei piani particolareggiati come quello di Borgo Piave. 
In ogni caso la sentenza di secondo grado ha confermato anche la demolizione dell’edificio decisa dal giudice del Tribunale di Latina, ma solo lo scorso febbraio la sentenza diventata irrevocabile per il mancato ricorso in Cassazione. Per questo la Procura Generale di Roma ha ordinato ora la demolizione, entro il termine perentorio di sessanta giorni, una volta ottenuto il dissequestro nell’ambito dell’ultima inchiesta. E nel caso in cui non venisse rispettata la scadenza di legge, l’edificio verrebbe demolito dall’autorità giudiziaria con le spese che saranno addebitate a Malvaso, mentre il terreno passerebbe al patrimonio comunale.

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