Cronaca
08.02.2026 - 16:00
Niente risarcimento di 30mila euro per l’uomo che aveva insultato con un post su Facebook (poi rimosso), la senatrice a vita Liliana Segre e aveva intrapreso un’azione civile per diffamazione nei confronti di chi aveva condiviso oppure nei confronti di chi aveva messo un «Mi piace» all’intervento su Facebook del sindaco di Pontinia Eligio Tombolillo che aveva condannato quel post.
Da una parte il post dell’uomo che in occasione del giorno della memoria, è il 27 gennaio del 2022, insulta Liliana Segre, la senatrice sopravvissuta ad Auschwitz. «La Segre per Auschwitz è diventata Senatore a vita, altrimenti aivoglia a lavare piatti», aveva scritto. Il post era stato subito rimosso, gli screenshot sono comunque iniziati a circolare. Dall’altra parte un nutrito gruppo di persone che avevano messo un «Mi piace» oppure avevano condiviso l’intervento sui social network con il quale il primo cittadino di Pontinia Eligio Tombolillo aveva preso le distanze, difendendo la Segre e si sono ritrovate con una atto di citazione per una richiesta di risarcimento. Non credevano ai loro occhi. «Era stata offesa in maniera vergognosa, si era trattato di un atto indegno. Gli insulti a lei indirizzati offendono tutti allo stesso modo solo perchè urlati da chi palesa la propria ignoranza, disumanità e vigliaccheria. Voglio esprimere alla senatrice la mia profonda vicinanza da parte di tutti i cittadini di Pontinia», aveva scritto il sindaco di Pontinia.
Tra le persone a cui è arrivata la richiesta di risarcimento ci sono casalinghe, pensionati, insegnanti, professionisti, commercianti. Nell’azione risarcitoria l’uomo aveva sostenuto di aver subito una lesione del diritto all’onore e alla reputazione e di aver tolto il commento una volta che aveva capito l’errore.
Nel dispositivo il giudice sottolinea un punto relativo al diritto di critica. «I limiti - ha scritto - sono quelli della rilevanza sociale dell’argomento e della correttezza delle espressioni adoperate. La giurisprudenza di legittimità - è riportato - sul punto ha statuito che l’esimente del diritto di critica postula una forma espositiva corretta strettamente funzionale alla finalità di disapprovazione che non trasmodi nella gratuita e immotivata aggressione della reputazione altrui». Nella sentenza il giudice sottolinea, citando una sentenza della Cassazione, che: «il diritto di critica espressione di valutazione puramente soggettiva dell’agente può essere pretestuosa, ingiustificata e caratterizzata da forte asprezza». La donna citata in giudizio, una commerciante di Pontinia, era assistita dagli avvocati Fabrizio Tomei e Massimo Frisetti.
L’uomo che ha chiesto il risarcimento era assistito dagli avvocati Pierluigi Palma e Giovanni Mazzola. Il giudice del Tribunale ha rigettato la domanda di risarcimento con la condanna al pagamento delle spese di lite. Non è il primo processo fissato in Tribunale: l’autore del post ha chiesto il risarcimento ad altre persone che come la donna avevano condiviso l’intervento oppure avevano messo un «Mi piace».
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