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Giudiziaria

Violentata, il cognato assolto dopo 14 mesi di domiciliari

La vittima aveva denunciato una serie di aggressioni sessuali riferendo che andavano avanti dal 2011, aveva anche riferito di aver subito abusi dallo zio e dal marito

Violentata, il cognato assolto dopo 14 mesi di domiciliari

Era stato accusato dalla sorella della moglie di violenza sessuale. Per oltre 14 mesi è stato relegato agli arresti domiciliari - revocati circa un mese fa - e costretto ad indossare il braccialetto elettronico che, adesso, gli sarà tolto nei prossimi giorni. E’ stato infatti assolto dal collegio penale del Tribunale di Latina composto dai giudici Nadile, Trapuzzano e Zani il 65enne difeso dagli avvocati Fortunato Fabio La Macchia e Barbara Brugettini. A suo carico delle circostanziate quanto gravi ipotesi di violenze, non un solo episodio, che la donna ha descritto e che ha detto iniziate già nel 2011 e per cui il Pm Giancristofaro aveva chiesto 4 anni di reclusione. I fatti per cui l’uomo era a processo però sarebbero relativi al 2024 quando decise di sporgere denuncia. Lei ha riferito che in diverse occasioni, quando erano soli lui si sarebbe più volte abbassato i pantaloni per costringerla a guardarlo, In genere non l’aveva mai aggredita fisicamente, fino ad un giorno quando con una mano l’aveva spinta a terra e tenuta giù mentre con l’altra si praticava atti sessuali. Ha riferito anche di un’altra aggressione avvenuta stavolta a casa sua dove lui si sarebbe introdotto per verificare delle perdite di acqua dal soffitto nella sua camera da letto. Per questi presunti rapporti poi, anche i rapporti tra le due sorelle sarebbero divenuti prima difficili e poi quasi interrotti visto che la parte lesa ha riferito che la sorella, venuta a conoscenza di qualche fatto, se la sarebbe presa con lei invece con il marito.


Un passato difficile

La storia della denunciante è stata fatta vagliare anche ad una psicologa chiamata a riferire se fosse in grado di esporre con lucidità i fatti visto anche il pregresso da lei riferito. La donna infatti ha riferito in aula di aver subito abusi sessuali anche in tenera età da parte di uno zio. Ma non solo. Abusi poi subiti anche dal marito. Per questo la necessità di una perizia che aveva però confermato la sua capacità di riferire con senso logico e lucidità i fatti che aveva denunciato. Una perizia sulla sua capacità espositiva, non sulla sua credibilità che, alla luce della decisione sembra non aver retto l’esame del collegio. Collegio che infatti, già nella precedente udienza aveva deciso di revocare i domiciliari ed emettere un divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico e ieri ha emesso la sentenza di assoluzione a carico dell’imputato.

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