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In commissione bilancio

Vent’anni senza alienazioni, ora serve un iter concreto

Discusso il nuovo piano, chieste dai consiglieri comunali regole e visione

Vent’anni senza alienazioni, ora serve un iter concreto

È approdata in Commissione Patrimonio la discussione sul nuovo Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni Immobiliari del Comune di Latina, documento strategico che servirà a definire gli indirizzi in vista della prossima delibera di giunta. L’assessora al Bilancio Ada Nasti tra questa e la precedente seduta ha illustrato le novità del piano, che per la prima volta presenta un’impostazione organica e dettagliata dei beni comunali da alienare o valorizzare. «Il Piano è stato completamente rinnovato – ha spiegato Nasti – e per ogni bene abbiamo inserito l’esatta ubicazione, la localizzazione e il certificato di destinazione urbanistica, non più solo foglio e particella.

È la prima volta che il Comune adotta una metodologia così precisa». Nel documento figurano 26 beni da alienare, accompagnati da previsioni di incasso per il triennio 2026-2028. L’obiettivo, ha aggiunto l’assessora, è evitare che il piano resti “un libro dei sogni”, come accaduto in passato. «Le ultime alienazioni di questo ente risalgono al 2005 – ha ricordato – vent’anni fa. Ora vogliamo avviare una procedura standardizzata, capace di dare agli uffici indicazioni chiare su quali beni valorizzare e quali alienare, definendo le priorità in modo realistico. Non sarà possibile vendere tutti e 26 i beni, ma il Piano dovrà essere uno strumento dinamico e aggiornabile». Tra i beni inseriti nella sezione “valorizzazioni” figurano, tra gli altri, l’ex mattatoio di via Congiunte Destre, l’ex Picozza di viale XVIII Dicembre, i terreni di via Capraia e il chiosco di via Emanuele Filiberto. Durante la discussione, il consigliere della Lista Celentano Alessandro Porzi ha posto l’accento sulla necessità di collegare le scelte di alienazione alla pianificazione urbanistica generale, per evitare decisioni affrettate o potenzialmente dannose per l’interesse pubblico.

«Se ci rendiamo conto che un bene non è stato alienato e può esserlo, dobbiamo prima capire come si inserisce nella pianificazione – ha sottolineato –. Non possiamo rischiare di vendere un terreno a verde pubblico che pochi mesi dopo diventi edificabile, finendo così per favorire un vantaggio speculativo. Bisogna verificare, caso per caso, che gli standard urbanistici siano rispettati e che la destinazione resti coerente». Porzi ha inoltre proposto di valutare, nell’ambito delle valorizzazioni, la concessione dell’area verde di via Don Morosini come possibile progetto di rilancio urbano. A sollecitare un intervento deciso su via Don Morosini è stata la consigliera del Gruppo Misto Daniela Fiore, che ha chiesto di inserire tra le priorità del Piano la riqualificazione del mercato annonario e dell’area circostante. «Quella del mercato coperto – ha dichiarato – è una ferita aperta nel cuore della città, che da dodici anni vive abbandono e degrado. Bene che si lavori sul patrimonio comunale, ma ora servono priorità chiare e progettualità concrete da inserire nel Documento unico di programmazione».

Fiore ha collegato il tema alla sicurezza e al decoro urbano del quartiere: «La chiusura del mercato ha contribuito al degrado della zona. Solo restituendo funzioni e attività a quell’area potremo ridare vitalità e sicurezza ai residenti. Serve una progettualità di ampio respiro, che riguardi sia la struttura del mercato sia gli spazi verdi di via Don Morosini». Critica anche sulla gestione emergenziale del disagio sociale nella zona: per la consigliera la rimozione delle panchine usate dai senzatetto è stata «una soluzione infelice che non ha risolto il problema, nè è servita a migliorare le condizioni dell’area». In merito alla recente delibera della giunta comunale che ha espresso interesse per la realizzazione di un progetto di finanza relativo alla riqualificazione del mercato annonario e delle aree attigue, Fiore si è detta favorevole ma ha invitato a guardare oltre: «Va bene la delibera di indirizzo – ha concluso – ma con la consapevolezza che rappresenta solo un punto di partenza. Servono risorse maggiori per un intervento complessivo di rigenerazione urbana».

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