Il commento
28.02.2026 - 09:25
Il sindaco di Latina, Matilde Celentano
Non è una crisi numerica. È qualcosa di più sottile e, proprio per questo, più delicato: una crisi di metodo, di riconoscimento politico, di gestione degli equilibri interni. Forza Italia ha scelto l’aula consiliare per formalizzare un malessere che non nasce ieri. Non ha aperto una crisi, non ha tolto i voti, non ha annunciato strappi irreversibili. Anzi: ha votato i provvedimenti. Ma ha fatto una cosa politicamente più significativa — ha messo a verbale che così non intende andare avanti. Il punto non sono le singole questioni tecniche, ma la percezione di essere coinvolti a decisioni già prese. È un tema antico in tutte le coalizioni: il confine tra leadership e gestione collegiale. Quando una forza alleata avverte che le scelte vengono comunicate più che condivise, il problema non è amministrativo. È politico. C’è però un elemento che pesa nell’equilibrio della vicenda. La sindaca Matilde Celentano, dopo giorni di silenzio, ha scelto di intervenire rivendicando autonomia e responsabilità e ha parlato di una pausa necessaria per valutare il futuro dell’amministrazione. Pur assumendosi le responsabilità Celentano ha richiamato gli alleati: le decisioni sono state condivise nella sede di governo, e la responsabilità è collettiva.
Forza Italia non ha la forza numerica per destabilizzare l’amministrazione. E lo sa. Ma ha un peso simbolico e strategico: è parte dell’architettura del centrodestra e intercetta un’area moderata che, in una città come Latina, non è marginale. Il messaggio lanciato è chiaro: non chiediamo poltrone, chiediamo metodo. È una richiesta che suona come una messa in mora politica. La reazione di Fratelli d’Italia è stata altrettanto chiara: nessuno è indispensabile, si va avanti. Una risposta comprensibile, quasi obbligata, per il partito di maggioranza relativa. Ma anche una linea che rischia di irrigidire ulteriormente i rapporti. La leadership amministrativa non si misura solo sulla capacità di decidere, ma su quella di tenere insieme. Governare una coalizione significa mediare, prevenire frizioni, ascoltare prima che il dissenso diventi pubblico.
Oggi la domanda vera non è se l’amministrazione cadrà. Non cadrà per questo. La domanda è se riuscirà a recuperare una coesione politica stabile per gli ultimi due anni e mezzo di mandato mentre deve gestire problemi grandi in una città palesemente in affanno e con molti settori che non funzionano. Perché la fase che si apre è la più delicata: meno tempo, più aspettative, meno margini per errori. Ora la mossa spetta al sindaco: trasformare un passaggio critico in un momento di chiarimento politico vero — come lascia intendere il “tempo di riflessione” annunciato in aula — oppure lasciare che il logoramento diventi la cifra della seconda parte del mandato. Le crisi vere non esplodono all’improvviso. Si accumulano. E si gestiscono prima che diventino irreversibili.
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