Ci sono volute meno di 48 ore perché la senatrice dei Cinque Stelle di Latina attaccasse il sindaco a proposito delle perplessità espresse sul decreto sicurezza. Ha battuto sui tempi persino il collega della Lega, Claudio Durigon, che pure ne avrebbe avute di motivazioni per difendere la legge voluta dal suo capo. E ha bruciato anche «Casapound» che a dire il vero, con coerenza, si è sempre contrapposta alle politiche del Comune sui migranti.
La senatrice Pacifico ha vinto su tutti e ieri in una lunga nota affidata alla rete ha esordito in questi termini: «Coletta rispetti la legge è smetta di inseguire visibilità sulla pelle dei suoi concittadini. Come al solito rilascia dichiarazioni, non avendo contezza di quello di cui parla. Il primo cittadino a prescindere dal contenuto del decreto sicurezza si dichiara contrario e solidale al suo collega palermitano. Aggiungendo addirittura di chiedere agli ‘uffici della segreteria generale di acquisire più informazioni possibili a livello giuridico, affinché… Per il Sindaco di Latina, l'ufficio della segreteria generale sembra sia la fonte del diritto nazionale».
Mai, su nessun tema legato alla gestione della città, la parlamentare era stata così chiara e determinata. Probabilmente sulla questione scottante del'immigrazione ha colto il tasto debole, l'argomento che sempre prende a Latina, notoriamente e forse un po' ingiustamente, riconosciuta come città fascista. Ma tanto è. Prevedibile la reazione del sindaco Damiano Coletta, il quale una bordata del genere si aspettava di incassarla, appunto, dal vasto panorama di centrodestra che ha contro su tante scelte amministrative. Ma dalla Pacifico no, questo non si poteva mettere nel conto. Però che la parlamentare avesse grinta lo si era capito. I primi a scriverlo nero su bianco sono stati i suoi compagni di viaggio (ora ex compagni), ossia quelli dei meet up, che le hanno contestato ipotesi (mai provate) di manipolazione delle parlametarie. Così non c'è da stupirsi se la Pacifico arriva dove gli altri avversari di Coletta si sono appena avvicinati e dice: «Andrebbe considerata una penosa farsa di un politico rabdomante della visibilità, se non fosse che quel rabdomante della visibilità dovrebbe rappresentare gli interessi di una comunità che nel Lazio, per numero di abitanti è seconda solo a Roma. Una comunità attraversata da crisi profonda sul versante dell'occupazione, sulle infrastrutture e una criminalità inedita, composita e strutturata». Ecco qui: che sia di lezione di pragmatismo per l'amministrazione del sindaco Coletta, il quale ha evidentemente sbagliato a non coinvolgere la senatrice Marinella Pacifico quando ha scelto di costituirsi parte civile nei processi di corruzione e quando ha parlato della Roma-Latina. Ne avrebbe beneficiato certamente il sindaco definito «rabdomante».
In questa storia c'è un che di curioso e riguarda il fatto che proprio una donna, una senatrice della Repubblica si scagli contro le politiche dell'accoglienza. In fondo, purtroppo, Latina, non è stata fortunata con le senatrici. Due ne ha avute finora e tutte e due dei Cinque Stelle. Quella in carica, la Pacifico appunto, ha scritto siffatte belle parole sull'accoglienza dei più deboli del pianeta, quelli che fuggono dalle guerre. L'altra, Ivana Simeoni, che l'ha preceduta nella scorsa legislatura, in questi giorni sta facendo fuoco e fiamme, a sostegno del Capitano. Che, è bene precisare per i profani, non è Beppe Grillo, il suo ex leader, bensì Matteo Salvini, il capo della Lega. Così, tanto per non fare confusione.